Evita
Peron
(pagina pubblicata il 28.02.2006) Sprofondata nella miseria,
l'Argentina torna a pensare a Evita, la donna giusta per i sacrifici. Ed è proprio da
uno dei quattro dentelli, tutti con nominale da 75c, chiamati a sottolinearne,
nel 2002, il mezzo secolo della morte, che Maria Eva Duarte de Peron, la Giovanna
d'Arco laica dell'Argentina, dispensa uno dei suoi rassicuranti sorrisi. E' il suo
ritratto ufficiale, assicurano alle Poste di Buenos Aires. Bella, elegante e ornata di gioie.
"Anziché suscitare irritazione e sentimento di rivalsa sociale - ricordava
l'allora ambasciatore Sergio Romano -, i suoi abiti lussuosi e i suoi gioielli
rappresentavano esattamente quel che la plebe argentina desiderava vedere sulla sua persona. Domenico
Vecchioni, - in una bella biografia intitolata "Evita Peron, la Madonna dei
descamisados", rammenta che l'esposizione del suo guardaroba, dopo la cacciata
di Peron, non ottenne il risultato che gli organizzatori avevano auspicato. Anziché
scandalizzare, suscitò ondate di nostalgia e di venerazione. Quei gioielli erano
l'equivalente degli ex voto che i fedeli appendevano sulla statua della Vergine,
"per grazia ricevuta".
Nata a Los Toldos, il 7 maggio 1919, figlia illegittima, solamente dopo anni
fu riconosciuta dal padre, divenendo così Eva Maria Duarte. Pur sanata a livello
anagrafico-burocratico, l'illegittimità continuò nella vita di tutti i giorni.
Di qui la volontà del riscatto, l'attrazione per la recitazione e il desiderio di diventare attrice. La
celebrità non
tardò ad arrivare, attraverso i microfoni della radio dove si alternava nei ruoli di eroine come Caterina di
Russia e in quelli di ragazze semplici che si innamorano di giovani altolocati e, dopo
storie ed episodi strazianti,
riescono a realizzare il sogno.
Quando si rese conto che la fine era imminente, Peron capì che bisognava preparare il popolo alla morte di Evita. Un mormorio di preghiere come di un'intima speranza si alzò nelle strade, nei villaggi, dal nord al sud dell'Argentina. Per tredici giorni il cuore del Paese cessò di vivere. "Si Evita viviera, seria montanera", se Evita vivesse sarebbe montanera, fu lo slogan dell'ala militare della sinistra peronista, che per riavere la salma della regina dell'Argentina, sepolta fino al 1971 nel cimitero Maggiore di Milano, sequestrarono e uccisero il generale Pedro Eugenio Aramburu, che aveva fatto parte della giunta che nel 1955 destituì Peron. Il quale, riavuto il cadavere di Evita, sepolta nel cimitero della Recoleta a Buenos Aires, nel 1973 tornò al potere. Ormai Evita era entrata, e da tempo, nella leggenda. Ed è al mito della regina dei "descamisados" che nel 1983 si è ispirato Nicolas Garcia Uriburu, per realizzare il ritratto a olio che illustra il 75c conclusivo della commemorazione del cinquantenario della morte, avvenuto nel 2002.
In dentello Evita debuttò nel 1952, l'anno quindi della scomparsa. Dodici esemplari d'uso corrente, realizzati adottando due differenti fotografie, in parte riemessi con scritta Eva Peron, e con valori facciali aggiornati. Della prima infornata esiste anche la versione non dentellata. Per l'anniversario del suo "passaggio all'immortalità", nel 1954 uscì un taglio da 3 pesos, noto anche con la pregiata filigrana RA. Nuovo dentello nel 1973, per il ventunesimo anniversario della morte, mentre del 1997 è il 75c, chiamato a celebrare il mezzo secolo della legge sui diritti politici delle donne. Nel 2002 i quattro dentelli da 75c, ognuno dei quali tirato in 154.000 esemplari, chiamati a tener viva la memoria di Evita. L'importante, come ci canta quello sdolcinato canto da operetta, non è piangere per lei, Argentina, è non dimenticarla. E' questo, o comunque anche questo, il compito che le Poste argentine affidano periodicamente ai dentelli. Per i primi dei quali, e cioè l'emissione del 1952, le Poste di Buenos Aires imposero regole ferree: l'annullo non doveva in alcun modo deturpare il ritratto. Un pò come fece la Sicilia, al tempo di Re Bomba, che introdusse appositamente l'annullo a "ferro di cavallo".
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