GAGGIANO - CRONACA -
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Morimondo, i frati
lasciano l'abbazia
UN
SOLO SACERDORE DOVREBBE SOSTITUIRE LA PICCOLA COMUNITA' CHE DA OLTRE
CINQUANT'ANNI VIVE NEL MONASTERO CISTERCENSE
(pagina pubblicata il 15.09.2002)
L'Abbazia di Morimondo,
piccolo comune situato a pochi chilometri da Gaggiano e molto vicino al cuore di
parecchi gaggianesi (quanti di loro, compreso il sottoscritto, non hanno almeno
una volta partecipato alla S. Messa di mezzanotte a Natale?), sta vivendo un
momento difficile.

l'abbazia vista dai boschi attorno a Morimondo
I frati se ne vanno da Morimondo e con loro tramonta un’epoca per la celebre
abbazia cistercense, dal cui sagrato si domina tutta la valle del Ticino. E’
infatti dal 1950 che nel monastero, fondato dai monaci benedettini, risiede
stabilmente una comunità di religiosi. In quell’anno arrivarono gli Oblati di
Maria Vergine. Poi, nel 1990, subentrarono i Servi del Cuore Immacolato di
Maria. Adesso però, i superiori di quest’ultima congregazione hanno deciso di
lasciare Morimondo, per aprire un’altra casa dedita esclusivamente alla
spiritualità. La decisione è stata annunciata negli scorsi giorni dal parroco,
padre Mauro Loi, anche se in paese la voce circolava da tempo.
Padre Mauro e i suoi due confratelli se ne andranno entro il giugno dell’anno
prossimo e il loro posto verrà preso da un solo sacerdote della diocesi di
Milano. Un cambio della guardia che ha il sapore di un passo indietro e che ha
suscitato preoccupazione in tutta la zona. E’ stato, infatti, proprio grazie
alle comunità di frati che l’abbazia è stata salvata dal degrado ed è
diventata un frequentatissimo centro spirituale e culturale, meta del turismo
fuori porta da Milano e da tutta la Lombardia. E, per far tornare una
congregazione di religiosi a Morimondo, dopo che il convento era stato soppresso
nel 1798 e poi affidato alla diocesi, si era mosso personalmente l’arcivescovo
di Milano, Ildefonso Schuster.

facciata esterna
dell'Abbazia
navata centrale interna
Il timore adesso è che un solo sacerdote non riesca a reggere il peso delle
numerose attività e che così il monastero perda molte delle sue potenzialità.
L’allarme è di don Sante Torretta, responsabile del decanato di Abbiategrasso
(che comprende ventotto parrocchie da Cisliano a Casorate Primo): «L’abbazia
non può rimanere senza una comunità. Ci muoveremo per riaprire le trattative e
invocheremo l’aiuto del nuovo arcivescovo di Milano, Dionigi Tettamanzi.
L’impegno di padre Mauro e dei suoi confratelli ha fatto rifiorire
l’abbazia, fino al grande successo di visite nell’anno giubilare. Non si può
correre il rischio che questa vitalità si disperda».
I Servi del Sacro Cuore hanno organizzato nel monastero rassegne di concerti,
mostre, visite guidate, rievocazioni storiche e corsi di cultura medievale.
La «Fondazione Sancte Marie de Morimundo», che ha sede nell’abbazia, si sta
occupando di progetti importanti, come l’allestimento di una biblioteca che
raccoglierà tutte le pubblicazioni riguardanti San Bernardo e i Cistercensi e
la ricomposizione dello Scriptorium del monastero, che comprende settanta codici
arricchiti di miniature, ora sparsi in una dozzina di biblioteche e collezioni
in tutto il mondo.
Cinquanta di questi codici sono già stati duplicati su microfilm e la
Fondazione ha cominciato la trascrizione e la traduzione dei testi. Infine,
quest’anno è stato aperto nell’abbazia anche il «Centro di etica
ambientale» per lo studio e il confronto della concezione della tutela del
territorio nelle culture e nelle religioni di tutte le nazioni.
Il destino dell’abbazia, dopo la partenza dei confratelli, sarà quindi in
mano ai suoi parrocchiani. Una bella responsabilità, se si pensa che Morimondo
non raggiunge i 2 mila abitanti.
.
porticato del convento dei frati
«Mi auguro che la gente continui a collaborare con il nostro successore, che
porterà la sua sensibilità e la sua esperienza - dice padre Mauro, a Morimondo
da 11 anni -. L’abbazia ha quasi 900 anni di storia e avrà vita finché sarà
il luogo delle domande che l’uomo si lascia suscitare nel cuore
sull’assoluto e sul senso dell’esistenza».
«Non voglio entrare nel merito della decisione presa dai superiori
dell’Ordine. Non nascondo, però, che siamo rimasti molto sorpresi - dice il
sindaco, Maurizio Spelta -. Ma se i frati non possono rimanere, la speranza è
che la diocesi, durante quest’anno, riesca a trovare un’altra congregazione
per la nostra abbazia».
BREVE
STORIA DELL'ABBAZIA DI MORIMONDO
"Com'è grandioso questo luogo, qui non c'è
altro che la casa di Dio e le porte del Cielo". Con queste parole San Bemardo descriveva l'abbazia di Morimondo. A 820 anni dalla fondazione, il monasteronon ha perso il suo fascino e ha trasformato il paese in una meta di
gite fuori porta da Milano e da tutta la Lombardia. La Chiesa fu
costruita a partire dal 1182 dai monaci dell'abbazia cistercense di
Morimond (Francia), che nel 1134 si erano stabiliti a coronate, vicino
al Ticino. Dal 1134 a1 1182 le vocazioni fiorirono e crebbe anche il
patrimonio terriero della comunità, che superò i duemila ettari. Le paludi della valle vennero
bonificate e i campi coltivati con il metodo delle marcite, che fu inventato proprio
dai monaci cistercensi.
Intanto, la costruzione dell'abbazia procedeva a rilento, tra saccheggi e contrasti. La
comunità. dei monaci fu coinvolta nella lotta tra guelfi e ghibellini e
tra Impero e Comuni. L'abbazia ultimata nel 1296, dibenne
"commenda" nel 1450 e parrocchia nel 1564. Il convento fu poi
soppresso nel 1798 e il suo patrimonio di libri si disperse tra
biblioteche e collezioni private.
Nel 1805 il monastero, ormai in stato di degrado, fu preso in carico dalla diocesi di
Milano fino al 1950, quando gli Oblati di Maria Vergine vi aprirono una
comunità. Dal 1991 l'abbazia è retta dai Servi del Cuore Immacolato di Maria.
La grandezza dell'architettura di Morimondo è data dalla semplicità ed
essenzialità dei mattoni a vista. L'interno è privo di decorazioni, spiccano
però l'armonia delle proporzioni e l'eleganza delle opere murarie. Notevole
è poi il quattrocentesco coro ligneo, impreziosito da figure e simboli incisi col
ferro rovente e intarsiati secondo la tecnica certosina. |
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