GAGGIANO - STORIA E PERSONAGGI - 2e

La Madonna del Dosso

I LAVORI IN CORSO ALLA CAPPELLA


La cappella del Dosso, nella sua lunga storia, ha dovuto essere più volte sottoposta a lavori di restauro: l'umidità, di una zona ricca di acque correnti e risaie, ne è stata la causa principale, ma hanno contato anche l'incuria di certi periodo, le guerre e le pestilenze di altri. Qualche traccia degli interventi operati nel passato è rimasta nei documenti d'archivio.

1858
Arrivando al Cantapulo, il nuovo fittabile Alessandro Carini scopre l'esistenza sui terreni del suo podere della cappella che è stata costruita, che per l'incuria del suo predecessore e per il disinteresse degli ultimi parroci di Gaggiano, era in stato di abbandono, con le pareti sfasciate dall'umidità. E' lui a concordare col parroco in carica un intervento per rappezzare l'edificio e dotarlo di un piccolo portico a protezione della facciata; il fittabile anticipa la spesa e la parrocchia si impegna a rimborsarlo con le offerte che saranno via via raccolte nella cappella.

1925
Durante gli anni della guerra e in quelli successivi, nessuno ha avuto cura della cappella, tanto che il nuovo fittabile del Cantalupo la trova in stato di grave abbandono. Si chiama Erminio Frigè e prende contatto con il parroco don Berra perchè si interessi, contando sulla sua disponibilità a coprirne il costo dei lavori che si dovranno fare. Il Frigè vorrebbe ripristinare la celebrazione della Messa nella cappella, almeno una volta l'anno in occasione della ricorrenza dell'Annunciazione, il 25 di marzo. La Curia manda per un sopralluogo, dispone e Frigè paga: 500 lire (oggi 520.000) bastano a ridare decoro alle pareti e rifare il tetto, in gran parte diroccato. Da quell'anno, per la prima volta dalla sua nomina a Gaggiano (1911) don Berra riprende a celebrare la Festa del Dosso.

1944
Il 26 agosto, nel pieno della guerra, il cardinale Ildefonso Schuster viene in visita pastorale; i bombardieri inglesi ed americani sono padroni dei cieli e Milano è già stata colpita, rovesciando nei nostri paesi decine di famiglie rimaste senza casa, in cerca di un tetto e di un pò di sicurezza; l'aereo da caccia del "Pippo" compare d'improvviso a bassa quota e mitraglia tutto quello che vede in movimento lungo le strade e i binari. Per elementare, quanto umiliante, prudenza si evitano cortei, processioni, affollamenti; il Podestà ed i maggiorenti del paese ricevono il porporato sulla soglia di Sant'Invenzio, e lui dal pulpito invita alla fiducia in Dio e nella Vergine e pronostica imminente la fine della guerra, poi dà la S. Cresima a 19 maschietti e 19 bambine e lascia la canonica in carrozza per raggiungere il Dosso.
Qui trova che il dipinto della parete di fondo è ormai del tutto scomparso perchè roso dall'umidità e dispone che sia abbattuto il muro e dipinta una Madonna Addolorata. La guerra non finisce e passerà più di un anno prima che si possa lavorare al Dosso. L'incarico viene affidato ad Emilio Baj, costruttore edile di San Vito e anche organista in quella chiesa, che rifà tutta la parete di fondo (costo: 24.755 lire, pari a circa Lire 1.200.000 di oggi).

1985
Si provvede
ad un intervento di manutenzione che migliora le condizioni del tetto (inserendovi materiali isolanti), del portico (applicando un sottotetto in legno e un pavimento in ardesia), dell'interno (rifacendo in mattonelle di cotto il pavimento), delle grondaie e dei serramenti (tutti quanti rinnovati). I lavori sono stati affdati all'impresa di Egidio Baj (figlio di Emilio, ne ha rilevato l'attività e come il padre suona l'organo in chiesa) e sono costati più di dieci milioni.

 

Interno della cappella dopo gli ultimi restauri

 

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(pagina pubblicata il 31.03.2002)


 

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