GAGGIANO - STORIA E PERSONAGGI - 2g

La Madonna del Dosso

LA FESTA DEL DOSSO


A memoria d'uomo la Festa del Dosso ha iniziato ad essere celebrata regolarmente e con puntualitą solo dal 1925, quando sono coincise le presenze di agricoltori al Cantalupo e di parroci a Gaggiano che avevano attenzione per la cappella ed il culto ad essa legato. La ricostruzione operata in quell'anno č stata infatti ricordata il 25 marzo 1975 sottolineando la ininterrotta durata della Festa.
Era una festa semplice, come usava nei paesi, ma bastava a trattenere attorno alla cappella la gran folla che vi conveniva da tutto il circondario. Partivano per primi uomini e donne delle cascine vicine, dove il lavoro era sospeso per l'intera giornata; la gente di Gaggiano lasciava il paese dal sentiero che passava per la cascina Marianna in gruppi che recitavano il rosario durante il tragitto; spesso le maestre, e pił tardi le suore, portavano le scolaresche in fila verso quella meta; da Vigano arrivavano per i sentieri, abbreviando il viaggio lungo quello che tagliava per i campi, sopra la Gamberina, in direzione di Barate; in bicicletta arrivavano da Trezzano, dove ugualmente viva, per la vicinanza e per antica consuetudine, era la memoria della Madonna del Dosso.
Ai piedi della collinetta si disponevano alcune bancarelle: dolciumi (crucant, turunin, spagnulett...), bandierine, immaginette dei santi e giocattoli semplici e poveri (bamboline, trottole, trombette).
I giovani delle cascine, dopo aver raccolto nella settimana precedente i premi da mettere in palio, preparavano il palo unto di grasso della cuccagna su cui ci si arrampicava: chi riusciva ad arrivare in cima (sporcandosi le mani e il petto di terra e cenere per ridurre la scivolositą dell'unto) tentava di strappare dalla ruota di bicicletta a cui erano appesi il salame, l'anatra, il tacchino o l'oca prima di scivolare disperatamente verso terra. In alternativa alla cuccagna, capitava in qualche occasione di poter partecipare al salto dell'oca: una rincorsa, un balzo in lungo e in alto, il braccio proteso a prendere per il collo l'oca penzolante in fondo alla pedana.
Si mangiava in quel giorno il primo gelato della stagione, distribuito dal Nąpol di Bonirola, che arrivava col suo carretto a due ruote spinto coi pedali; alzava il coperchio dei bidoni, protetti con ghiaccio e sale, e affondava la paletta nei soli gusti disponibili: la crema di panna e il cioccolato. La stagione consentiva di saltare oltre i fossi per cogliere i fili di ząnzera [nota 1] e i fiori di campo: i ranuncoli in bella vista e le viole timide e nascoste, oramai difficili da trovare perchč erano state le prime a comparire. Si legavano i gambi dei fiori con il filo da cucire e si facevano mazzetti per ornare la casa, o regalare.
Il parroco arrivava dal paese in carrozza: la mandava il fittabile del Cantalupo e ci stavano, col sacerdote e il cavallante, almeno tre chierichetti che furono ai tempi del severo don Berra, Luis Bataia, Carlčtu Goi e Togn Gerla (Battaglia luigi, Goi Carlo, Gerla Antonio). Si diceva una Messa al mattino ed una funzione al pomeriggio.

Un momento durante la festa del Dosso che ogni anno viene celebrata il 25 marzo

Note

[1] Rumex acetosa, in dialetto anche sansara, o sansa, o erba brusca. Il filo d'erba, spezzato in due, veniva succhiato per asportarne il sapore acidulo. Ne era ricco anche il campo presso la Gamberina, ora occupato dall'edificio di via Matteotti 2. (torna all'articolo)

 

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(pagina pubblicata il 31.03.2002)


 

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