GAGGIANO - STORIA E
PERSONAGGI - 6b
Don Annibale Vezzoli
LE TESTIMONIANZE
(pagina pubblicata il 30.11.2005)
Aprile, un mese come tanti, come
tanti composto da cinque lettere e di trenta giorni; per i Gaggianesi di certo non è
così, infatti, è in questo mese che la memoria spronata dal ricordo indietreggia nel
tempo sino ad arrivare al diciotto aprile del 1987, giorno in cui, proprio in pieno triduo pasquale, moriva il
nostro affezionatissimo parroco Don Annibale Vezzoli. Di fronte ad un evento così potente per
impatto emotivo, così triste nel suo inaspettato, c'è in tutti noi il desiderio di
ricordare, ricordare per non cancellare, per testimoniare quegli infiniti momenti, avvenimenti, situazioni che
molto spesso non vengono marcati in noi al loro verificarsi perché difficilmente si riesce a vivere
il tempo presente.
Testimoniare per ricordarsi che ci sono due modi di vedere morire una persona: una accanto a noi,
l'altra dentro di noi; una ce la portarono via da casa, ma non dal cuore;
l'altra forse rimane in casa, ma è morta nel cuore e nella vita. C'è una morte di fronte alla quale si è impotenti e non si
può fare altro che subire; ma ce n'è anche un'altra di fronte alla quale si può fare qualche cosa
proprio perché non avvenga quel che non si vorrebbe: la morte dei sentimenti. E' a questo proposito che
riporto alcune testimonianze, senza la pretesa di dare adito a degli eloqui ma solo percepire
quei frangenti di pensiero che in questi casi divengono il riflesso di ciò che si prova.

Un momento di festa presso la Scuola Materna
Calvi-Carabelli, allora anche sede
dell'Oratorio femminile. Accanto a Don Annibile la sig.na Rosanna Rossi.
UN
GENITORE: Nei momenti di
tristezza, quando le cose in famiglia non andavano per il verso giusto mi ricordo come fosse sempre possibile
proporre al signor Parroco i diversi problemi del caso ed ottenere da lui una risposta così accorata,
proprio come se in quei momenti i miei dispiaceri fossero realmente i suoi.
UN ANZIANO: La cosa principale che mi
torna in mente è il tempo del mio matrimonio, della raccolta del consenso; l'aperto sorriso paterno con il
quale venivo accolto, la sua grande capacità di comunicare ed anche "alcune sue
battute".
UN GIOVANE: Di Don Annibale mi
ricordo quando discorrevo con lui e, con lui cercavo la soluzione, il conforto dei miei primi problemi:
la prima occupazione, i problemi affettivi, l'inserimento in nuovi gruppi, per ognuno di questi la sua parola
e il suo ammaestramento erano per me come fari nella nebbia.
UN CATECHISTA:
E' difficile e spesso anche restrittivo cercare di dare volto con parole a degli
stati d'animo così tumultuosi. Una cosa però impressiona in modo indelebile la
memoria ed è quanto si è potuto apprendere dagli stralci dei suoi "quaderni
spirituali": "O Signore Gesù, volontariamente mi sono consacrato a Te nel mio Sacerdozio offrendoti tutti
i palpiti del mio cuore perché tutto in me fosse immolato al tuo amore e messo a tua disposizione per la
sofferenza dei fratelli; sento lo sforzo dei pericoli, l'asprezza della lotta. Ti scongiuro o Gesù che
in nessun momento possa tradire il mio giuramento, ti chiedo piuttosto la
morte". Questo è il massimo riassunto della sua vita che si possa fare, ora sta a noi meditarlo nel silenzio
per imprimerlo come esempio fruttuoso.

Il corteo che accoglie ed accompagna per le
vie del paese il nuovo parroco Don Annibale alla
presenza delle autorità civili e religiose.
Don Giulio è
stato per 16 anni a stretto contatto con Don Annibale in qualità di coadiutore.
Ecco il suo ricordo
"Ricordatevi di chi vi ha guidato, di
chi vi ha annunziato la Parola di Dio, e considerando attentamente la fine
della loro vita, imitatene la fede!".
Anche se sono certo che lo fate frequentemente permettete con queste parole tratte dalla Lettera
agli Ebrei, di invitarvi a ricordare e a pregare per i sacerdoti che in questa Comunità e in questa
Chiesa (S.Invenzio), resa ancora più bella e attraente dai recenti restauri, hanno esercitato il sacro
ministero. In particolare ricordatevi del Vostro ultimo Parroco defunto che Vi è stato tolto improvvisamente
e inaspettatamente: di Don Annibale Vezzoli che per quasi 30 anni vi ha annunziato e spezzato il
Pane della Parola e dell'Eucaristia. Salutandolo ufficialmente da questo altare
la mattina del 29 giugno 1976, dopo 16 anni di comune ministero gioioso e sofferto,
lo ringraziavo soprattutto per la testimonianza che mi aveva dato di un
sacerdozio vissuto con fedeltà, coraggio e pazienza. Coraggio e fedeltà nell'annunciare con fermezza
la Parola di Cristo e della Chiesa con tutte le sue esigenti conseguenze per la vita personale, familiare e
sociale in anni non facili per la contestazione anche all'interno della comunità ecclesiale: egli è stato per me e
per i suoi parrocchiani punto sicuro di riferimento per la nostra vita di fede e di amore a Cristo e alla
Sua Chiesa. Come era esigente e forte nell'annunciare e spiegare i principi del credere e del vivere
cristiano così era altrettanto paziente e comprensivo nell'aiutare le singole persone nel dialogo fraterno e
prolungato, nella direzione spirituale in confessionale, negli incontri occasionali a tu per
tu, i numerosi gruppi parrocchiali, compresi quelli giovanili, le famiglie per le quali ebbe sempre una competente
ed assidua attenzione pastorale.
Così pure coltivò, forse anche per un'inclinazione naturale, particolare interesse per i problemi sociali.
Vicario Parrocchiale per dieci anni a Bruzzano, nella periferia di Milano, era stato anche Assistente delle
ACLI e nominato Parroco, portò a Gaggiano la sua esperienza e la sua competenza in questo settore
della vita pastorale.
Uscito dal Seminario dove avevo seguito alcuni corsi sulla questione sociale e sul
Magistero della Chiesa al riguardo, ebbi modo alla Sua scuola di approfondire e di vivere pastoralmente
il problema. Convinto come era che ogni individuo nella società non può essere solo spettatore ma attore
e che una società esiste perché ci sono i singoli individui che la compongono e quindi il suo
funzionamento dipende dall'apporto che i membri danno, affermava che un ottimo cristiano sarà certamente
anche un ottimo cittadino perché saprà rispettare i diritti degli altri e saprà compiere i propri doveri per
il progresso civile e morale della comunità.
Ecco perché nella predicazione ordinaria, nella catechesi ai giovani e agli adulti,
nelle varie conferenze da lui presiedute o da esperti che facilmente invitava in parrocchia soprattutto all'indomani della
pubblicazione di Lettere o di Encicliche del magistero sul problema sociale, stimolava i fedeli laici ad entrare
e ad impegnarsi nella realtà socio-politica al servizio del bene comune.

Aprile 1987 - Tra i sacerdoti che hanno
presenziato ai solenni funerali di Don Annibale
c'era anche Don Giulio Mantegazza, il primo da sinistra in raccoglimento.
Posso testimoniare che anche in certi momenti critici e di tensione a livello nazionale e locale seppe
sempre distinguere nel suo insegnamento e nella sua prassi pastorale l'errore dall'errante: condannando
sempre, alla luce della retta ragione, della Parola di Dio e del Magistero della Chiesa l'errore morale
e diede, ma sempre cercando di dialogare, di capire e di incontrare le persone, consapevole come era di essere
stato mandato per tutti, vicini e lontani.
A pochi giorni, dalla mia partenza, rispondendo per lettera ai miei primi saluti inviati dal
nuovo campo di lavoro, mi diceva, quasi parlando della sua stessa esperienza: "La partenza è sempre un po' una morte
per il distacco che genera con le persone e con l'ambiente in cui si è vissuti.
Se tiene conto poi che per ben 16 anni è stato l'unico campo di lavoro come assistente di Oratorio,
questo ricordo se lo porterà per tutta la vita. Quando penserà ai giovani del "Suo" Oratorio,
non potrà che pensare a Gaggiano". E mi confessava; "Ha fatto anche a
me tanto piacere l'aver visto le varie manifestazioni di affetto sincero dei Gaggianesi
nei suoi confronti. Vorrà dire che Gaggiano conserverà un posto particolare
nella sua preghiera". Concludeva infine a mio conforto ed
edificazione:" Luci e ombre le troviamo nella vita di ogni essere umano. Tutti abbiamo qualcosa da perdonare agli altri e
tutti abbiamo qualcosa da farci perdonare dagli altri sopportando, dice S. Paolo, vicendevolmente il peso".
Noi, ricordando i Suoi esempi e i Suoi insegnamenti, preghiamo perché, raggiunta la Gerusalemme
celeste, possa confortare il nostro pellegrinaggio terreno, benedire chi sta continuando il Suo ministero
tra Voi, pregare e intercedere per tutti coloro che fanno parte di quel gregge che la Provvidenza Gli
aveva affidato e possa benedire anche me nel mio umile ministero accanto a chi, anziano e infermo,
soffre nel corpo e nello spirito.
Don Giulio

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