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Nassiriya: strage di carabinieri italiani
MAI COSI' TANTI MILITARI ITALIANI MORTI DAL 1945. L'ATTENTATO PIU' TRAGICO DEL DOPOGUERRA IN IRAQ. (pagina pubblicata il 18.11.2003) Oggi 18.11.2003 tutta l'Italia si è fermata per raccogliersi attorno alle 19 bare - ai funerali di stato - dei nostri carabinieri morti nel sanguinoso attacco terroristico alla caserma di Nassiriya in Iraq.
ROMA
- L'alba accoglie Roma e l'Altare della Patria con gli occhi gonfi di lacrime e
di cordoglio per le vittime italiane a Nassiriya, dopo un
silenzioso e ininterrotto omaggio, durato tutta la notte. Alle 9 in
punto, i 19 mezzi militari che portano le bare dei caduti si muovono dal
vittoriano verso la basilica di San Paolo, dove si è poi svolta la cerimonia
funebre con la presenza dei parenti delle vittime e delle più alte autorità
dello Stato.
Poi, mentre in tutta Italia migliaia di negozi abbassano le saracinesche in segno di lutto e le bandiere sventolano a mezz'asta, prende il via la cerimonia nella grande basilica di San Paolo fuori le mura, che si concluderà con un applauso scrosciante quando le 19 bare sono uscite dalla chiesa. Ai piedi dell'altare maggiore, addobbato con rose bianche, sono state allineati i feretri, tutti avvolti nel tricolore. Su ciascuno, un cuscino di velluto rosso con spada e berretto d'ordinanza. I familiari delle vittime sono stati sistemati nelle prime file a destra dell'altare, a sinistra le più alte cariche istituzionali e militari: c'era il presidente Ciampi, il premier Berlusconi, i presidenti di Camera e Senato, Casini e Pera. Dietro di loro ministri, parlamentari e altre autorità.
In chiesa anche i feriti nell'attentato in Iraq: sui volti portano visibili i segni di quella terribile tragedia, ma volevano esserci, a tutti i costi. A celebrare la messa oltre al cardinale Camillo Ruini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, 22 tra arcivescovi e vescovi. Nell'omelia, Ruini, prendendo spunto dalle parole della vedova di Giuseppe Coletta, avverte: «Non fuggiremo davanti ai terroristi, anzi li fronteggeremo con tutto il coraggio, l'energia e la determinazione di cui siamo capaci. Ma non li odieremo». Berlusconi annuisce più volte con il capo.
Poi, durante la preghiera eucaristica, le vittime vengono ricordate, con il solo nome di battesimo e la folla è percorsa da un fremito di commozione e scioglie la tensione in un lungo applauso. Impietriti, i parenti e gli intervenuti ascoltano le preghiere del soldato e del carabiniere, quest'ultima letta con voce rotta dal pianto dal maresciallo Marilena Iacobini, ferita in Iraq.
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