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L' 11 marzo 2004 di Madrid I FUNERALI All'indomani delle gigantesche manifestazioni contro il terrorismo, gli spagnoli pregano per i loro morti (pagina pubblicata il 24.03.2004) MADRID - La Spagna prega per le sue vittime: una serie di messe funebri sono previste nel terzo e ultimo giorno di lutto nazionale indetto in per le vittime degli attentati terroristici di giovedì scorso a Madrid (200 morti, 1.400 feriti). Più di mille persone hanno partecipato, con il cuore gonfio di dolore e di rabbia, ai funerali di 30 delle 200 vittime in una palestra di Alcala de Henares, dove i quattro treni colpiti si erano fermati prima di proseguire per la capitale. Al termine del servizio religioso, il sindaco della località, Bartolome Gonzalez, ha esclamato: «Alcala è a pezzi».
FAMIGLIA REALE - Re Juan Carlos e la regina Sofia sono stati i primi ad arrivare alla cattedrale, accompagnati dagli altri membri della famiglia reale - il principe Felipe delle Asturie, erede al trono di Spagna, accompagnato dalla fidanzata, Letizia Ortiz, e le due Infante Elena e Cristina con i rispettivi mariti - per ricevere gli invitati stranieri. Fra i capi di Stato e di governo presenti a Madrid anche il presidente italiano Carlo Azeglio Ciampi, quello francese Jacques Chirac, il segretario di Stato americano Colin Powell, il principe Carlo di Inghilterra e il premier britannico Tony Blair e i suoi colleghi tedesco Gerhard Schroeder, ceco Vladimir Spidia, polacco Leslek Miller, irlandese Bertie Ahern, e il vicepresidente della Commissione Europea, Neil Kinnock. Per tutti i funerali sono anche l'occasione per il primo incontro ufficiale con il nuovo premier spagnolo Zapatero.
LA CELEBRAZIONE - La cerimonia è stata concelebrata dall'arcivescovo di Madrid, cardinale Antonio Maria Rouco Varela, altri due cardinali - Ricardo Maria Carles, arcivescovo di Barcellona e Carlso Amigo, arcivescovo di Siviglia - e da diciannove altri vescovi spagnoli. «Dolore, speranza e preghiera condivisa» sono state le prime parole dell'arcivescovo di Madrid alla cerimonia. «Il vostro dolore è stato quello di Madrid, della Spagna e del mondo», ha ricordato il cardinale dirigendosi ai familiari delle vittime, segnalando inoltre «la brutale violenza terroristica che è stata programmata con crudeltà». L'arcivescovo di Madrid ha inoltre ricordato come in questi giorni «ci ha accompagnato la preghiera e la benedizione costante del Santo Padre». Mentre l'arcivescovo leggeva l'omelia, Juan Carlos ha stretto il viso fra le mani, coprendo le lacrime.
SICUREZZA E CONTESTAZIONE - Le straordinarie misure di sicurezza adottate hanno bloccato le strade del centro di Madrid. Numerose persone sono state fermate dagli agenti, soprattutto per ispezionare zaini o pacchi. C'è stato anche un episodio isolato di che ha coinvolto l'ex premier spagnolo Aznar: «Signor Aznar, lei è responsabile della morte di mio figlio», ha detto un uomo non identificato, quando Aznar ha raggiunto il suo posto nella cattedrale.
LA MADRE DI UNA VITTIMA - I parenti di alcune delle 190 vittime (secondo il nuovo conteggio) delle stragi di Madrid sono andati controvoglia ai solenni funerali di stato. Come la madre di Daniel, Pilar Paz Manjon, un giovane che si era opposto alla guerra in Iraq ed è morto su uno dei treni: «Penso di non essere capace di trovarmi faccia a faccia con Aznar, Blair e Powell», ha detto. «Mio figlio è stato il primo ad attaccare uno striscione contro la guerra alla sua finestra. Mio figlio è innocente quanto lo sono coloro che sono caduti sotto le bombe in Iraq». «E' difficile per me assistere a dei funerali di Stato in cui avrò accanto quelle persone (Aznar, Blair e Powell), che in fin dei conti hanno deciso (di attaccare l'Iraq) al posto mio, contro di me e contro mio figlio. Se (Aznar) fosse mio amico, saprebbe che sono distrutta, a pezzi senza mio figlio di soli vent'anni, che mi hanno rubato». La donna ha raccontato alla radio di aver vissuto giorni terribili, «sei giorni alla ricerca di mio figlio, che è stato identificato con il Dna. Il giorno dell'attentato alle otto di mattina ho cominciato a cercarlo. Il giorno dopo mi hanno fatto dei prelievi per il Dna e non mi hanno consegnato la salma prima di martedì (16 marzo) sera».
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