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IRAQ: speriamo non
sia guerra!!! (pagina pubblicata il 03.03.2003) Pace e giustizia sono indivisibili. O ce le ha il mondo intero o non ci sono per nessuno. L’Occidente strangola le economie dei Paesi poveri con la schiavitù del debito. Mentre gli Usa e il mondo occidentale si preparano a scatenare la guerra contro l’Iraq, uno dei Paesi più poveri e martoriati del mondo nonostante galleggi su un mare di petrolio, è opportuno che, almeno noi cristiani, riflettiamo su alcuni dati raggelanti (lo si fa sempre troppo poco): il debito estero dei Paesi poveri, di cui, passato il Giubileo, nessuno più parla, ha abbondantemente superato l’incredibile cifra di 2.500 miliardi di dollari. E di condoni, finora, se ne sono visti ben pochi, nonostante fior di vertici quali il G8, la Fao eccetera. Oggi il 20 per cento dell’umanità consuma l’83 per cento delle risorse disponibili, sfruttando e lasciando le briciole ai più poveri. Ogni anno, circa 40 milioni di persone muoiono di fame; oltre 1 miliardo vive con meno di 1 dollaro al giorno; oltre 2 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile, e 1 miliardo è analfabeta. Allo stesso tempo nel 2002 i soli Paesi occidentali hanno speso ben 750 miliardi di dollari in armi, quando con 13 miliardi di dollari si sfamerebbe e curerebbe il mondo intero per un anno. Nelle immense baraccopoli africane si stima che il 50 per cento della popolazione sia affetta dal virus dell’Aids e si sta preparando una generazione di orfani. Come può esserci pace in un mondo del genere, quando è in atto un vero e proprio olocausto dei poveri (secondo le parole di Riccardo Moro, economista responsabile Cei della Campagna per la remissione del debito)? E non si può dare la colpa solo alle classi dirigenti corrotte del Terzo Mondo e ai dittatori come Saddam Hussein, che noi occidentali in passato abbiamo sostenuto, finanziato e armato per interessi economici e geopolitici. Tuttora l’Occidente strangola le economie dei Paesi poveri con la schiavitù del debito e i famigerati "piani di aggiustamento strutturale".
Questi dati dovrebbero far rabbrividire, vergognare e indurre ognuno di noi a ribellarsi a questo "sistema di morte e di peccato", perché la pace e la giustizia sono indivisibili. O ce le ha il mondo intero o non ci sono per nessuno. Tutti dobbiamo iniziare ad aprire gli occhi e far nostre le rivendicazioni degli esclusi e degli oppressi del mondo. E impegnarci per una umanità nuova, con terra e risorse per tutti, per la fine dello sfruttamento dei Paesi poveri, e la cancellazione del debito accompagnata da un vero aiuto allo sviluppo. Che è garanzia dei diritti fondamentali per tutti. Ognuno di noi può fare la propria parte adottando nuovi stili di vita, scegliendo la pace e la non violenza attiva, la partecipazione e l’impegno sociale e politico. Insegniamo ai nostri figli ciò che è giusto, non ciò che conviene. Siamo coerenti con la nostra fede e pretendiamo la stessa coerenza dai rappresentanti che abbiamo eletto in Parlamento. Ricordiamoci che nel mondo ci sono milioni di bambini che vivono in grotte o capanne, esposti al freddo, alla fame, alle malattie e alle guerre (da quelle infinite a quelle dimenticate, che non interessano più a nessuno...). Coltiviamo una "santa indignazione" di fronte all’ingiustizia globale, di cui anche noi siamo corresponsabili, e poniamoci le tre domande fondamentali: Se non io, chi? Se non ora, quando? Tu da che parte stai? Forse non salveremo il mondo ma almeno, per dirla con don Milani, ci salveremo l’anima.
Purtroppo la soluzione pacifica è svanita
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(pagina pubblicata il 03.03.2003) |