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NEL MONDO - RELIGIONE - 2
Dionigi Tettamanzi
Nuovo Cardinale di Milano
DAL 29 SETTEMBRE 2002 E' UFFICIALMENTE ALLA GUIDA DELL'ARCIDIOCESI DI MILANO,
SUCCEDENDO A CARLO MARIA MARTINI, ELETTO IL 29 DICEMBRE 1979
(pagina pubblicata il 30.09.2002)
Chi è Dionigi Tettamanzi
Nato
a Renate, in provincia e diocesi di Milano, il 14 marzo
1934 da Egidio e Ciceri Giuditta, Dionigi Tettamanzi entrò undicenne
nel Seminario diocesano di Seveso San Pietro, dove iniziò gli studi, completati
poi nel Seminario di Venegono Inferiore presso il quale frequentò pure i corsi
istituzionali di teologia, fino alla Licenza ottenuta nel 1957.
Nello stesso anno, il 28
giugno, fu ordinato sacerdote dall'arcivescovo mons. Giovanni Battista
Montini e pochi mesi dopo fu
inviato al Pontificio Seminario Lombardo di Roma, dove rimase per un biennio,
frequentando la Pontificia Università Gregoriana. Conseguito il dottorato in
Sacra Teologia con una tesi su 'Il dovere dell'apostolato dei laici', rientrò
in diocesi come professore di discipline teologiche ai chierici prefetti nei
seminari minori di Masnago e di Seveso San Pietro, dove rimase fino all'autunno
1966.
Trasferitosi presso la comunità del Seminario maggiore a Venegono Inferiore,
per oltre vent'anni vi insegnò la morale fondamentale e svolse i trattati del
matrimonio e della penitenza sotto il profilo dogmatico-morale. Nello stesso
periodo insegnò teologia pastorale a Milano. L'11 settembre 1987 la Sacra
Congregazione per l'Educazione Cattolica, su designazione dell'Episcopato
Lombardo, chiamò monsignor Dionigi Tettamanzi, diventato Prelato d'onore di Sua
Santità nel 1985, a reggere il Pontificio Seminario Lombardo dei Santi Ambrogio
e Carlo, succedendo a mons. Luigi Belloli. Il 10 luglio
1989 venne eletto Arcivescovo Metropolita di Ancona-Osimo dove rimase
per circa un anno e mezzo.
In quel periodo, oltre a rivestire l'incarico di Presidente della Conferenza
episcopale marchigiana, nel giugno 1990 fu eletto Presidente della Commissione
episcopale della Cei per la famiglia.
Il 14 marzo 1991 venne nominato Segretario Generale della Conferenza Episcopale
Italiana e il 6 aprile dello stesso anno rinunciò all'Arcidiocesi di
Ancona-Osimo. Dopo quattro anni di lavoro a servizio dell'intera Chiesa
italiana, il 20 aprile 1995, il Santo Padre Giovanni
Paolo II lo nominò Arcivescovo Metropolita di Genova. Inizia così
il suo ministero in terra ligure, dove riveste pure l'incarico di Presidente
della Conferenza episcopale regionale.

Il 25 maggio 1995 viene nominato Vice Presidente della
Conferenza Episcopale Italiana; nel gennaio 1998, il Consiglio
Permanente della Conferenza Episcopale Italiana lo nomina Assistente
ecclesiastico nazionale dell'Associazione Medici Cattolici Italiani. Diversi gli
incarichi ricoperti anche presso la Santa Sede: Consultore della Congregazione
per la dottrina della Fede (febbraio 1989); Consultore del Pontificio Consiglio
per la famiglia (dal 1982); Consultore della Pontificia Commissione della
pastorale per gli operatori sanitari (nel 1985) e membro dell'attuale Pontificio
Consiglio della pastorale per gli operatori sanitari (dal 1991); membro del
Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali (dal 1994).
Il
21 febbraio 1998 viene creato Cardinale.
Dionigi Tettamanzi viene ritenuta
una delle voci più
autorevoli ed ascoltate della Chiesa italiana. Non solo perchè ha
guidato una diocesi importante e storicamente cardinalizia come quella del
capoluogo ligure, ma anche per gli importanti ruoli ricoperti nella Cei.
Autorevole commentatore del Magistero della Chiesa, esperto di morale e
pastorale familiare, ha contribuito personalmente ad alcune encicliche
pontificie, in particolare l«'Evangelium Vitae» del 1995. Sulla scena italiana
si è affermato per le sue doti riconosciute di
mediazione, equilibrio e saggezza. È stato segretario della Cei
negli anni difficili di Tangentopoli, della fine della Prima Repubblica, dello
sfascio della Dc e dell'unità politica dei cattolici italiani. Insieme al
presidente dell'Episcopato italiano, card. Camillo Ruini, ha rielaborato una
nuova strategia della Chiesa, chiedendo al mondo cristiano, ormai disgregato in
varie formazioni politiche, di ritrovare una «tensione unitiva» sui valori di
fondo, la difesa della famiglia e la dottrina sociale cattolica.
Come arcivescovo di Genova e vicepresidente della Cei, mons. Tettamanzi ha
continuato ad impegnarsi sui grandi problemi nazionali,
dall'occupazione all'immigrazione (significativi
i suoi interventi ed appelli in difesa dei posti di lavoro),
dalla
necessità di un senso più diffuso di solidarietà (in Liguria ha
dato vita ad un fondo anti usura)
al problema di una
riforma federalistica dello Stato che però non porti, nella sua visione, a
secessioni e divisioni. Teologo particolarmente attento alle vicende
della famiglia e della vita umana, mons. Tettamanzi è anche uno dei pochi
vescovi italiani ad avere un passato legato alla stampa.
Ha
collaborato con quotidiani e riviste; ha scritto numerosi libri, è
stato presidente del consiglio di amministrazione del quotidiano cattolico «Avvenire».
La La cerimonia in Duomo con il cardinale Martini
MILANO,
30.09.2002
E' il giorno dell’ingresso
solenne in città del cardinale Dionigi Tettamanzi, centoquarantatreesimo
arcivescovo di Milano. Partito dal suo paese, Renate Brianza,
alle 15.20, come tradizione, ha raggiunto per prima la
Basilica di Sant’Eustorgio. Alle 16 ha incontrato le autorità
civili in piazza della Scala e da lì è andato a piedi verso il
Duomo.
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MARTINI
- Alle 17 il cardinale Carlo Maria Martini,
ora arcivescovo emerito, gli ha consegnato nella cattedrale il pastorale
che fu di San Carlo: il primo passaggio di consegne fra due
vescovi nella storia di Milano, decine di migliaia
di persone vi hanno assistito dal maxischermo sistemato in piazza.
Ed è proprio alla città che Tettamanzi si è rivolto per la prima
volta, affermando che la Milano religiosa deve
rinnovare la vitalità della fede, una vitalità che la
caratterizzava e che ora è fortemente minacciata
dalla «secolarizzazione». La Milano della società,
dell'impresa e del lavoro, della culturae della tecnologia, deve essere campo
di partecipazione personale e collettiva, perchè le sue risorse
siano «valorizzate e sviluppate» nel
senso indicato dalla parola del Vangelo: «che non
si sacrifichi mai il vero bene dell'uomo». «Milano
- ha detto Tettamanzi - può e deve fare di
più, può e deve dare di più: al suo interno e fuori, in Europa
e nel mondo. Anche in questo ambito, Milano ha una vocazione da onorare».
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MISSIONE
RELIGIOSA - I temi forti che Tettamanzi ha toccato nell'omelia
sono stati in parte gli stessi su cui il Cardinale si era soffermato,
anticipandoli, negli interventi che avevano
preceduto il suo ingresso nella cattedrale. Temi come la
perdita di spiritualità nella società moderna, la
crisi delle vocazioni, il dovere cristiano della missione religiosa (un
nuovo «slancio missionario») e al tempo stesso della presenza
attiva nella vita sociale. «Spirito di intrapresa al servizio
dell'uomo e della società», lo ha definito Tettamanzi, sottolineando
che in questo bisogna riservare un'attenzione
particolare al mondo dei poveri, ricordando che «i diritti dei
deboli non sono affatto deboli, ma sono del tutto eguali ai diritti dei
forti».
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Tettamanzi a piedi in centro tra i
milanesi
Giovanni Paolo II lo ha chiamato a guidare la
prima diocesi in Europa per numero di cattolici, forse la sede
cardinalizia più importante al mondo, quattro milioni e ottocentomila
fedeli su oltre cinque milioni di abitanti, 1.108 parrocchie e un
territorio di 4.234 chilometri quadrati che comprende le
province di Milano, Varese, Lecco, parte di quella di Como, alcuni comuni
intorno a Bergamo e Pavia e perfino Campione d’Italia. Ecco perché
oggi l’ingresso ufficiale a Milano del cardinale Dionigi Tettamanzi, 68
anni, centoquarantaduesimo successore del primo vescovo Anatalo, finisce
con l’essere un evento che coinvolge come nessun altro l’unica città
che abbia il nome del patrono come sinonimo. Alle
17 il cardinale Carlo Maria Martini, gli ha consegnato nel Duomo il
pastorale che fu di San Carlo Borromeo: è il primo passaggio di
consegne fra due vescovi nella storia di Milano, decine di migliaia di
persone hanno potuto vederlo dal maxischermo in piazza. Ed è alla città
e alla diocesi ambrosiana che oggi il nuovo arcivescovo si è rivolto per
la prima volta.
Già negli ultimi giorni, del resto, ha accennato ad alcuni dei temi che
fonderanno il suo episcopato. Un appello a tornare «capitale morale»,
perché «le risorse che Milano possiede siano
trafficate ancora di più, non soltanto per la propria città, ma in una
prospettiva più ampia nel segno della solidarietà e quindi per il bene
dell’intero Paese, dell’Europa e del mondo», come ha spiegato
in un colloquio che «Raisat album» ha trasmesso: «Chi più ha deve
dimostrare più responsabilità nel dare un contributo agli altri». E poi
l’invito ad essere una città «solidale, seria e operosa, crocevia di
popoli», aperta a stranieri e immigrati: «Non è forse motivo di vanto
questo fatto che è anche vocazione, in un tempo nel quale il mondo si fa
sempre più piccolo e tutti avvertiamo la necessità delle virtù di
accoglienza e di dialogo come vitali per lo sviluppo pacifico dei popoli?».
E ancora l’impegno politico, «sento di dover sollecitare una maggiore
partecipazione della società civile, dunque di ciascun cittadino, alla
vita della polis , di richiamarsi alla propria coscienza morale per scelte
conformi al vero bene comune». Sopra tutto, il senso della «missione»,
una «conversione pastorale permanente e innovatrice per portare il
Vangelo - con la parola e la coerenza della vita - in tutti gli ambienti
di vita sociale». E quindi l’attenzione verso i
più poveri e i più deboli: «Dobbiamo volgere il nostro sguardo
verso gli ultimi e i sofferenti», ricordava ieri mattina a Renate,
durante la Messa per gli ammalati, i religiosi e le suore. L’arcivescovo
si è rivolto agli anziani e ai malati: «Vi auguro di ricevere tanto ma
soprattutto di sentirvi importanti e preziosi davanti a Dio e agli uomini
perché potere dare ancora tanto alla comunità cristiana e civile».
Più tardi ha pranzato nell’oratorio di quand’era piccolo, accanto a sé
la mamma Giuditta, la sorella Giovanna, il fratello Antonio e la gente del
paese. Ha voluto raggiungere Milano partendo da
qui, dalla memoria e dalle radici. Per capire l’affetto di Renate
basta vedere la seconda cappella a sinistra della chiesa: è dedicata ai
vescovi santi e beati e tra i dipinti compare anche un piccolo Tettamanzi
in abito da seminarista, con il beato cardinale Schuster che gli carezza
la testa ed il sorriso di don Pasquale Zanzi, il parroco che ne favorì la
vocazione. Una leggenda del paese vuole che ne abbia vaticinato
l’elezione a pontefice.
Qui per tutti è «don Dionigi». Il
patriarca di Venezia, Angelo Scola, ha scritto nella rivista diocesana il
Segno : "Tra le cose che mi ha insegnato, quella di gran lunga più
significativa è l’acuto senso che il cardinale possiede del popolo
santo di Dio quale interlocutore diretto del pastore». Ieri Tettamanzi ha
passato il pomeriggio fra i ragazzini dell’oratorio, cercava di
salutarli tutti: «Quando incontro una persona, mi sforzo di farlo come se
rappresentasse il mondo intero, sia essa un anziano, un ammalato, un
bambino o un adolescente o un adulto"
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