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NEL MONDO - SPORT - 2
La scomparsa di
Marco Pantani
E' STATO TROVATO SENZA VITA IL 14 FEBBRAIO 2004 ACCANTO AL LETTO IN UNA STANZA
DEL RESIDENCE "LE ROSE" DI RIMINI
(pagina pubblicata il
27.02.2004)
Rimini,
14 febbraio 2004 - Lo
hanno trovato sul letto. A torso nudo. I pantaloni del pigiama addosso. Aveva 34
anni. È stato il portiere a dare l’allarme: era entrato nella stanza del
residence «Le rose», a Rimini, dove lui aveva preso in affitto un appartamento
al quinto piano. Marco Pantani ha smesso di correre. Il Pirata, che nel 1998
aveva fatto sognare gli appassionati di ciclismo vincendo Giro d’Italia e Tour
de France, è morto da solo. Ancora è un giallo il come. Probabilmente
un’overdose. Non si sa se un cocktail di medicinali troppo forte per errore o
scelto dall’ex campione per andarsene. Tra le ipotesi anche quella che il
campione possa essere rimasto vittima dell’uso continuato di epo,
l’eritropoietina, la sostanza dopante che aveva preso in passato. Non si
faceva vedere in giro da due settimane. Ma nessuno si era preoccupato troppo,
ultimamente Marco preferiva restare da solo. Anche i genitori, che erano in
vacanza in Grecia e si sono rimessi in viaggio in fretta e furia nella notte, si
sentivano più sereni. Non immaginavano che il figlio avesse scelto di morire in
un palazzo bianco, davanti al mare. Dicono
che avesse cambiato fisionomia. Superava gli 80 chili, adesso. Una volta il suo
peso forma era cinquanta. Stava male. Depressione. Abuso di farmaci. Dipendenza
da sostanze stupefacenti. Era un uomo in fuga. Il suo ultimo rifugio era quel
residence di Rimini. Il piccolo appartamento del quinto piano di via Regina
Elena 46 era diventato la sua seconda casa. Quasi più nessuno lo andava a
trovare. Ma il proprietario era un suo amico. Ieri, irritato, non ha voluto
rilasciare alcun commento della tragedia.
Sulla
morte di Pantani è stata aperta un’inchiesta. Fino a tarda notte gli agenti
della squadra mobile riminese hanno continuato a fare i sopralluoghi, coordinati
dal pm Paolo Gengarelli. «Qualcuno ce l’avrà sulla coscienza - si è sfogato
Vittorio Savini, presidente del club «Magico Pantani» di Cesenatico, città di
origine del Pirata -. Marco aveva imboccato purtroppo da tempo una strada con
troppe curve, nella quale nessuno gli dava più un’indicazione.
Pantani
a giugno 2003 era andato in un centro specializzato per disintossicarsi dalla
droga. Il successo era durato poco. La sua condizione era davvero al limite. I
familiari avevano paura ogni volta che prendeva la macchina. Del resto, di
incidenti ne aveva fatti parecchi. Uno clamoroso a Cesena, una carambola con la
Mercedes contromano che aveva travolto altre quattro macchine parcheggiate.
Aveva anche provato a fuggire a Ravenna. Fino a qualche settimana fa stava a
Predappio, nell’Appennino forlivese, a casa di amici. Qui alternava battute di
caccia all’ozio. Sperava che questo potesse aiutarlo a superare i problemi.
Ma era tardi. E Marco Pantani lo aveva capito. Ieri
mattina hanno bussato alla porta del suo appartamento per fare le pulizie. Lui
ha farfugliato qualcosa. Era ancora vivo. Era il saluto del Pirata. Nel giorno
di San Valentino.
I COMMENTI
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GIMONDI:
«HA PAGATO TUTTO A TROPPO CARO PREZZO»
«Ha
pagato tutto a troppo caro prezzo. Per quattro anni è stato sempre
nell'occhio del ciclone dopo essere stato il numero uno. E poi, un po', si
era isolato da solo. Era fragile»
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MERCKX:
«UNA VITTIMA DELLA GIUSTIZIA»
«La
giustizia italiana non lo aveva mai mollato. Dopo il duplice successo al
Giro e al Tour nel 1998, Pantani ha certamente commesso degli errori, ma
lui era preda della giustizia italiana che non lo ha mai mollato e credo
che lo abbia distrutto completamente».
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IL CT BALLERINI: «NON MI SEMBRA VERO»
«È' una cosa talmente
grande che non mi sembra vera». È la prima reazione del ct della
nazionale italiana di ciclismo Franco Ballerini alla
notizia della morte di Marco Pantani. «Con Marco non ho mai avuto molti
contatti perchè era difficile parlare - continua - avevo notizie da amici
e dal presidente del club di Cesenatico». Il ct ricorda un gesto: «Il
lancio del cappellino, che annunciava l'inizio di una azione
irresistibile. Anche questo mancherà di Marco Pantani».
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VIRENQUE: «E' UN DOLORE VERO»
«È terribile. E' un vero dolore. Me l'hanno
comunicato i corridori italiani della mia squadra. Ogni volta che lo
vedevo cercavo di tirargli su il morale, sentivo che era giù. Gli dicevo
che bisogna battersi e risalire la china. Era possibile».
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CIPOLLINI: «LASCIA UN VUOTO IMMENSO»
«Sono sconvolto. E' una tragedia di proporzioni
enormi per tutto il mondo che conosce il ciclismo, lascia un vuoto
immenso. Sono incredulo».
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DAVIDE CASSANI: «NON ERA PIU' LUI»
«Non ho parole, è impossibile trovarne».
Con la voce commossa Davide Cassani, a Sport2 Sera,
commenta la scomparsa di Marco Pantani. Perchè è successo? «Vorrei
capirlo anch'io - dice Cassani -. Sono stato con lui nel '97 dopo
l'incidente e abbiamo passato dei momenti straordinari, ma so
che adesso passava un momento difficile della sua vita, era
affondato in un vortice... Sono veramente affranto». Quando lo ha sentito
per l'ultima volta? «Un mese fa: era profondamente
amareggiato, cambiato, non era più lui, era
un altro uomo». è stato aiutato Pantani dal mondo del ciclismo? «Qualcuno
lo ha aiutato, altri no. Pantani ha avvicinato tanta gente al mondo del
ciclismo. Anche oggi mi chiedevano come stava, quando tornava. Non era più
lui, era amareggiato. E io sono affranto».
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INDURAIN: «UN GENIO TRAGICO»
«Marco era un "genio tragico". È riuscito a far
appassionare la gente al ciclismo. Forse ci sono corridori che hanno vinto
più di lui, ma nessuno ha avuto il suo impatto sul pubblico».
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SARONNI: «NON TROVO UNA SPIEGAZIONE»
«Avevo incontrato Pantani in occasione dell'ultimo
Giro d'Italia. Mi sembrava un corridore ritrovato. Evidentemente c'era un
vero problema che lo assillava e che non è riuscito a superare. Forse il
nostro mondo non lo ha aiutato. Ma a questo punto non conta più. Questo
è un fatto tremendo. Non riesco veramente a trovare una spiegazione».
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27.02.2004)
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