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NEL MONDO - SPORT - 4d
09.07.2006 Italia
Campione del Mondo di Calcio
LA STORIA DEI MONDIALI DI CALCIO
(pagina pubblicata il 25.07.2006)
Ecco qui di seguito l'ALBO D'ORO dei Campionati Mondiali di Calcio
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Edizione - Anno |
Paese Ospitante |
Vincitore |
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1°
1930 |
Uruguay |
Uruguay |
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2°
1934 |
Italia |
ITALIA |
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3°
1938 |
Francia |
ITALIA |
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4°
1950 |
Brasile |
Uruguay |
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5°
1954 |
Svizzera |
Germania Ovest |
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6°
1958 |
Svezia |
Brasile |
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7°
1962 |
Cile |
Brasile |
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8°
1966 |
Inghilterra |
Inghilterra |
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9°
1970 |
Messico |
Brasile |
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10°
1974 |
Germania |
Germania Ovest |
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11°
1978 |
Argentina |
Argentina |
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12°
1982 |
Spagna |
ITALIA |
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13°
1986 |
Messico |
Argentina |
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14°
1990 |
Italia |
Germania |
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15°
1994 |
Usa |
Brasile |
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16°
1998 |
Francia |
Francia |
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17°
2002 |
Corea e Giappone |
Brasile |
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18°
2006 |
Germania |
ITALIA |
vedi |
LA
PRIMA EDIZIONE - La storia del Mondiale di calcio ha una sua data di
nascita ben precisa: il 18 maggio del 1929, ovvero il giorno in cui la Fifa
riunita decide che la sede della prima edizione del campionato mondiale di
calcio deve essere l'Uruguay. Alle spalle di ogni nascita c'è sempre una
gestazione, e il Mondiale di calcio non fa eccezione: prima della decisione
sulla sede va infatti iscritta nelle cronache quella di far realizzare all'orafo
francese Abel Lafleur una coppa d'oro. A volerla fu il presidente della Fifa, il
francese Jules Rimet. La coppa sarebbe finita nelle mani dei vincitori del
Mondiale i quali l'avrebbero tenuta per quattro anni quindi rimessa in palio. La
prima nazione che si fosse aggiudicata per tre volte il titolo mondiale avrebbe
conquistato definitivamente il trofeo.
Scelta la sede si scatenano le polemiche: l'Uruguay non è, come si suol dire,
dietro l'angolo per le compagini europee. Nel '30 le Americhe si raggiungono
infatti solo per nave, dopo lunghi giorni di viaggio. Alla fine resteranno a
casa Austria, Cecoslovacchia, Svizzera, Ungheria, Germania, Spagna e Italia. Dal
vecchio continente arrivano solamente Francia, Belgio, Jugoslavia e Romania, che
vanno ad assommarsi ad Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Messico Paraguay,
Perù, Usa e Uruguay.
Quattro i gironi, altrettante le teste di serie: Argentina, Brasile, Usa e
Uruguay. Il Brasile non ce la fa, le altre tre si ritrovano in semifinale con la
Jugoslavia.
L 'imperativo era evitare lo scontro in semifinale tra le due squadre
sudamericane, e un sapiente sorteggio riesce a scongiurare il derby. Gli
accoppiamenti sono Argentina-Usa e Uruguay-Jugoslavia; entrambe le partite
terminano con punteggio tennistico: 6-1. La finale è tra le due squadre
sudamericane, il clima è da guerriglia. Si teme che nel nuovissimo Stadio del
Centenario (un gioiello da 108.000 posti) possa succedere il finimondo.
L'arbitro, il belga Langenus, viene designato tre ore prima dell'incontro.
Temendo per la propria incolumita accetta di arbitrare solo a patto che venga
stipulata una assicurazione sulla vita a favore della propria famiglia e che
venga tenuta pronta una nave per salpare un'ora dopo la fine dell'incontro.
Langenus arriva allo stadio, e la polizia presente non crede che lui sia
l'arbitro. Temono che nella sua valigetta, invece della divisa si celi una
bomba. La partita comincia in ritardo. L'Uruguay va in vantaggio dopo 12' con
Dorado, ma l'Argentina non ci sta: Peucelle al 20' riporta i conti in pari con
la collaborazione di una papera del portiere uruguagio Ballestrero. Al 37'
Stàbile scatta sul filo del fuori gioco e colpisce un gran pallone. Ballestrero
questa volta non può nulla. L'arbitro dà un occhiata al guardalinee e convalida.
Lo stadio gli esplode contro. Nell'intervallo la leggenda vuole che il grande
Andrade prenda di petto i suoi compagni, rampognandoli energicamente. La lavata
di capo ottiene l'effetto sperato: l'Uruguay torna in campo e aggredisce la
squadra argentina. Cea pareggia al 57' e Iriarte riporta in vantaggio la squadra
di casa al 68' . A un minuto dal triplo fischio, mentre l'arbitro dirige
traccheggiando nella zona dell'uscita del campo Castro realizza il gol della
sicurezza. 4-2 e lo Stadio del Centenario esplode di gioia. La prima coppa del
Mondo è stata assegnata; l'albo d'oro segnerà per sempre la dicitura: 1930
Uruguay.

IL
PRIMO SUCCESSO ITALIANO - La seconda edizione dei Campionati mondiali
di calcio parte già con il tricolore che sventola. A ospitare il Mondiale è
infatti l'Italia, che avanza la propria candidatura vedendola accettata dalla
Fifa l'8 ottobre del 1932, dopo che la Svezia ha ritirato la propria. La
macchina organizzativa si muove rapida ed efficace, ma non riesce a impedire che
l'Uruguay detentore del titolo dia forfait. I sudamericani non hanno dimenticato
i tanti rifiuti delle squadre europee alla edizione precedente, quella
organizzata in Uruguay, e ripagano il vecchio continente con la sua stessa
moneta. Poco male: la partecipazione al Mondiale italiano è comunque importante.
Le sedici squadre che raggiungono gli ottavi di finale sono Argentina, Austria,
Belgio, Brasile, Cecoslovacchia, Egitto, Francia, Germania, Olanda, Romania,
Spagna, Svezia, Svizzera, Ungheria, Usa e, naturalmente, Italia. Per arrivare
agli ottavi l'Italia ha disputato un incontro eliminatorio preliminare. La sorte
(il solito sorteggio “fortunato”) ci ha regalato un'avversaria decisamente
abbordabile: la Grecia. I nostri la affrontano spavaldi. Due gol di Meazza e uno
a testa per Guarisi e Ferrari sbaragliano la resistenza greca. Non va peggio
(anzi) nella gara degli ottavi di finale. Agli azzurri tocca la rappresentanza
degli Stati Uniti: si gioca a tiro al bersaglio e gli statunitensi escono dopo
90' minuti con un pesantissimo 7-1 sul gobbone. Nel frattempo l'Austria supera
faticosamente ai supplementari la Francia e la Spagna elimina il Brasile grazie
alle prodezze del portierone Zamora, che salva il risultato in più di
un'occasione e in particolare su un rigore calciato da Waldemar De Brito.
Nei quarti all'Italia di Pozzo tocca proprio l'ostica Spagna, e per i nostri c'è
da sudare. Regueiro fredda gli azzurri con un colpo di testa. Ferrari riporta il
conto in parità prima della fine del primo tempo. Nel secondo tempo il risultato
resta invariato. Protagonista ancora una volta il superportiere spagnolo Zamora
che nei supplementari salva la propria rete in almeno 5 occasioni. Si rigioca la
partita il giorno dopo. Pozzo cambia quattro undicesimi della squadra e si
presenta con una formazione aggressiva. Dopo 12' gli azzurri sono in vantaggio
con Meazza che finalizza di testa un bel cross di Demaria. Gli spagnoli
protestano per una presunta spinta di Meazza ai danni di un difensore, ma
l'arbitro è inamovibile. In semifinale alla squadra di Pozzo tocca incontrarsi
con l'Austria che nei quarti ha faticosamente eliminato l'Ungheria. Si gioca a
S.Siro, davanti a 50.000 persone. Il gol partita è di Guaita, ma gli austriaci
non ci stanno e protestano vivacemente. L'azione effettivamente è confusa e
convulsa: su tiro di Schiavio Platzer para, ma trattiene a fatica. Su di lui
piomba come un falco Meazza che cerca di ghermirgli il pallone. Nella foga
travolge il portiere e finisce lui stesso in rete. A questo punto arriva Guaita
che tocca di punta la palla appena sfuggita alle braccia del portiere austriaco
e realizza. Per l'arbitro è tutto regolare, l'Italia è in finale.
Gli avversari che ci troviamo di fronte il 10 giugno sono i temibilissimi
Cecoslovacchi che hanno eliminato la Romania negli ottavi, la Svizzera nei
quarti e la Germania in semifinale. Lo stadio del partito nazionale fascista
(sulle rovine del quale sorgerà l'attuale Flaminio) è gremito. La Cecoslovacchia
parte insidiosa: Puc e Sobotka colpiscono per ben due volte il palo alle spalle
di Combi, il quale dovrà però soccombere al 70', proprio a un tiro del mancino
Puc. Dopo il gol la Cecoslovacchia continua a premere e Sobotka colpisce un
altro palo. A 9 minuti dal termine, quando pare che tutto stia per precipitare
ci pensa Orsi a ristabilire la parità. Si va ai supplementari. Il gol che vale
un Mondiale parte da una discesa sulla fascia di Meazza che mette al centro per
Guaita che a sua volta serve Schiavio. Il centravanti salta Ctyroky e vola verso
Planicka. Il suo tiro non è forte, ma preciso e si infila alla destra del
portiere cecoslovacco. L'Italia alza la coppa e Pozzo viene portato in trionfo
dai suoi.

IL
SECONDO SUCCESSO ITALIANO - Il Mondiale del 1938 non si sposta
fisicamente di molto rispetto alla sede della edizione precedente. Solo un salto
al di là delle Alpi, in Francia. In Sudamerica non la prendono bene: speravano
in un'equa alternanza con l'Europa, ma la Fifa ha deciso di non correre
nuovamente il rischio di una defezione di massa delle squadre europee,
protagoniste del Mondiale italiano. Così a non partecipare sono quasi tutte le
squadre sudamericane, Argentina e Uruguay in testa. Dal continente americano
arrivano solo Brasile e Cuba, mentre per la prima volta vengono ammesse di
diritto alla fase finale due squadre: la squadra del paese ospitante (Francia) e
la detentrice del titolo (Italia). Gli azzurri di Pozzo dunque esordiscono
direttamente agli ottavi, contro la Norvegia. All'1-1 dei tempi regolamentari
mette una pezza l'esordiente Piola. Risultato finale 2-1 e azzurri ai quarti.
Questo giovane Piola desta impressione: si farà strada. Nei quarti ai nostri
tocca un'avversaria insidiosissima: la Francia padrona di casa. Lo stadio di
Colombes è stracolmo. La percentuale di tifosi italiani è assolutamente ridicola
e il saluto romano dei nostri calciatori scatena l'ira dei 60.000 presenti.
Viste le difficoltà della partita con la Norvegia Pozzo decide di introdurre
alcune modifiche. Foni al fianco di Rava in difesa, Biavati in attacco al posto
di Pasinati e Colaussi al posto di Ferraris II. E' proprio Colaussi a portare in
vantaggio gli azzurri al 9'. Passa un minuto e Heisserer pareggia il conto.
Ancora una volta è Piola l'elemento decisivo. In questo caso con una doppietta
al 52' e al 72'. 3-1 e Italia in Semifinale con Brasile, che ha battuto la
Cecoslovacchia 2-1 dopo i supplementari, Ungheria, passata per 2-0 sulla
Svizzera, e Svezia, vincente nei quarti per 8-0 su Cuba. Il sorteggio ci regala
una semifinale con il Brasile, mentre Ungheria e Svezia se la devono vedere tra
di loro. Il Brasile è arrivato alla semifinale dopo un epico incontro negli
ottavi con la Polonia, concluso per 6-5 dopo i tempi supplementari e la partita
nei quarti con la Svizzera. L'Italia di Pozzo si schiera nella stessa formazione
dell'incontro con la Francia. Il primo tempo termina sullo 0-0. Quindi ci
pensano Colaussi e Meazza a sistemare i conti. Il gol di Meazza passa alla
storia. E' un rigore, e il centravanti azzurro lo calcia tenendosi con una mano
i pantaloncini con l'elastico rotto. L'Ungheria passeggia sulla Svezia e si
qualifica per la finale vincendo 5-1. Nella finalina per il terzo posto,
intanto, il Brasile supera la Svezia per 4-2.
Il 19 giugno allo stadio di Colombes si gioca la finalissima tra l'Italia
detentrice del titolo mondiale e l'Ungheria. I nostri avversari si lasciano alle
spalle una scia di vittime così composta: negli ottavi le Indie olandesi battute
per 6 reti a 0, nei quarti la Svizzera con un secco 2-0 e in semifinale la
Svezia. Squadra che vince non si cambia. Pozzo segue la regola e schiera in
campo gli 11 che hanno ben figurato contro fRancia e Brasile. Meazza e Ferrari
sono gli unici due reduci dalla finale del 1934 e nel prepartita tracciano ai
loro compagni la strada per conquistare nuovamente il titolo mondiale. Il
segreto sta nel non perdere la calma. Colaussi esegue alla lettera e porta in
vantaggio i nostri al 5'. Non si fa in tempo a pensare che la partita ora sia in
discesa che l'Ungheria raddoppia. Al 7' è Titkos a riequilibrare il gioco. 1-1 e
tutto da rifare. A togliere le castagne dal fuoco ci pensa ancora una volta il
giovane Piola che al 16' riporta in vantaggio gli azzurri. Colaussi non dorme, e
dà quello che potrebbe sembrare il colpo di grazia per gli ungheresi. Al 35'
l'Italia conduce 3-1. Ma l'Ungheria è un osso duro e una terribile macchina da
gol. Bisogna stare all'occhio. Al 70' infatti l'ungherese Sarosi accorcia le
distanze. Per i nostri è il momento di stringere i denti. A 8' dalla fine è
ancora Piola, bello come un dio greco, che mette una palla alle spalle del
portiere magiaro Szabo. Per l'Italia è il 4-2 definitivo, quello che la consacra
nell'Olimpo del calcio, prima squadra a conquistare il secondo titolo mondiale
nella storia. Pozzo viene portato in trionfo. Piola e gli altri diventano eroi.
Il pubblico francese abbandona i fischi e, rispettoso, accoglie la vittoria
azzurra con un caldo applauso.

VINCE
L'URUGUAY DOPO LO STOP DEL 1942 E 1946 PER LA SECONDA GUERRA MONDIALE
- La Seconda Guerra Mondiale impone uno stop di 12 anni alla coppa del Mondo. La
Fifa comincia a riorganizzarsi nel 1946 e fissa come appuntamento il 1950 in
Brasile. L'Italia, in qualità di detentrice del titolo ha diritto a partecipare.
Allo stesso modo ne ha diritto il Brasile, paese ospitante. Il torneo mondiale
nel frattempo ha ufficialmente assunto il nome di coppa Rimet, dal nome del suo
ideatore e padre, il presidente Jules Rimet.
I brasiliani chiedono che venga cambiata la formula del torneo e che si passi
dalla eliminazione diretta alla realizzazione di 4 gironcini di 4 squadre
ciascuno i cui vincitori si incontrano a loro volta in un girone finale a 4.
L'idea non piace e la Fifa cerca di dissuadere i brasiliani, ma, dopo una lunga
discussione, viene accettata. Alla fine però mancano i “numeri” per realizzarla:
si riescono ad organizzare solo due gironi da 4 completi e due “monchi”.
L'Italia finisce in uno di questi, in compagnia di Svezia e Paraguay. Va ancora
meglio all'Uruguay che si trova a giocare in un “girone” a due squadre solo
soletto con la Bolivia.
Gli auspici sembrano i migliori, ma la realtà è ben diversa. Tanto per
cominciare dell'Italia di Pozzo, due volte campione del Mondo, non è rimasto più
nulla. Nemmeno lo stesso Pozzo, che si è dimesso ed è stato sostituito da una
commissione formata da Ferruccio Novo, Aldo Bardelli e Roberto Copernico, ai
quali per l'occasione si va ad aggiungere Vittorio Biancone. Anche per i
giocatori ci sono diversi problemi. Tanto per cominciare è venuto a mancare un
anno prima (4 maggio 1949) tutto il grande Torino, scomparso nella terribile
tragedia di Superga. Come se non bastasse nel lungo viaggio di trasferimento
dall'Italia (partenza dal porto di Napoli il 4 giugno) al Brasile (arrivo il 19
giugno a Rio de Janeiro) Boniperti e Lorenzi si infortunano.
I Mondiali cominciano il 24 giugno con l'incontro Brasile-Messico. Gli azzurri
esordiscono il giorno successivo contro la Svezia. La forma fisica non è ai
massimi livelli e si vede. L'Italia va in vantaggio con un bel gol di
Carapellese, ma si fanno raggiungere dal centravanti svedese Jeppson, giocatore
che verrà acquistato l'estate successiva dall'Atalanta che lo rivenderà dopo una
stagione al Napoli per la faraonica cifra di 105 milioni. Jeppson dunque porta
al pareggio la nazionale svedese. Poi ci pensa Andersson a segnare il gol del
vantaggio e di nuovo Jeppson quello del k.o. A un quarto d'ora dal termine
dell'incontro Muccinelli riapre la partita realizzando il gol del 3-2. Ma non
c'è niente da fare: l'Italia esce sconfitta e la situazione è compromessa. A
nulla serve la vittoria per 2-0 sul Paraguay (gol di Pandolfini e Carapellese).
Gli azzurri, campioni in carica, tornano a casa a testa bassa. Ad attenderli
troveranno un oceano di polemiche.
Il Mondiale comunque continua. Il girone finale è composto da Brasile, Spagna,
Svezia e Uruguay che ha vinto il suo “girone” battendo la Bolivia 8-0 con 5 gol
del venticinquenne Juan Alberto Schiaffino.
I padroni di casa rifilano un secco 7-1 alla Svezia e un tennistico 6-1 alla
Spagna, mentre l'Uruguay pareggia (2-2) con gli spagnoli e vince di misura (3-2)
con la Svezia. Il 16 luglio Brasile e Uruguay si affrontano al Maracanà di Rio
che ribolle di tifosi brasiliani già festanti prima ancora dell'inizio
dell'incontro. Al 47' Friaca regala ai tifosi verdeoro la grande illusione,
portando in vantaggio il Brasile. Sugli spalti è torcida, ma la sorte è crudele:
al 66' Chiggia salta Juvenal e mette in mezzo per Schiaffino che realizza in
bello stile. Il pari va ancora bene al Brasile, ma l'Uruguay è galvanizzato dal
pareggio. Al 79' è lo stesso Chiggia a zittire il Maracanà. Lo fa con un gran
fendente che va a gonfiare la rete alle spalle di Barbosa. Al termine della
partita scoppiano gravi incidenti sugli spalti e almeno 10 spettatori muoiono di
infarto. Così l'Uruguay segna per la seconda volta sull'albo d'oro del Mondiale
il proprio nome.

5°
Edizione 1954 - Paese Ospitante: SVIZZERA - Paese Vincitore: GERMANIA OVEST
torna
all'indice
LA
GERMANIA OVEST SCONFIGGE LA FAVORITA UNGHERIA - L'Italia reduce dalla
brutta figura di Brasile 1950 si presenta al Mondiale in Svizzera con un nuovo
commissario tecnico: si tratta di Lajos Czeizler. Il cambio della guardia sulla
panchina non migliora però la situazione della squadra azzurra. La nostra
formazione non riesce infatti nemmeno ad approdare agli ottavi di finale,
vittima proprio dei padroni di casa svizzeri. Ma andiamo con ordine. Gli azzurri
si trovano in un gruppo composto da Inghilterra, Belgio e Svizzera. In quanto
teste di serie non devono però incontrare la squadra inglese. Il compito sembra
facile, ma i nostri decidono che è il caso di partire subito in salita, e si
fanno battere dalla Svizzera. I padroni di casa vanno subito in vantaggio, con
un bel gol al 17' di Ballaman. Al 44' ci pensa Boniperti a pareggiare i conti.
Finisce il primo tempo sull'1-1. Al 78' però arriva la mazzata: Hugi trafigge
Ghezzi e porta la nazionale elvetica sul 2-1 definitivo. Pubblico in tripudio. I
nostri si rifanno passeggiando con il Belgio (4-1) e grazie alla vittoria degli
inglesi sulla Svizzera possono rigiocarsi il passaggio del turno in uno
spareggio con la Svizzera stessa. Il 23 giugno dunque si replica. Il risultato
è, inaspettatamente, di gran lunga peggiore rispetto alla prima gara. Gli
azzurri infatti non solo perdono, ma fanno anche una pessima figura. Tornano a
casa con un pesantissimo 4-1 che fa saltare immediatamente Lajos Czeizler,
esteta ma poco concreto. Nei quarti ci pensa l'Austria a ridimensionare la
Svizzera che, in vantaggio di tre gol al 23' finisce per perdere 7-5. Schiaffino
trascina l'Uruguay alla vittoria sull'Inghilterra, la Germania Ovest fatica a
sbarazzarsi della Jugoslavia (nella quale a centrocampo gioca Vujadin Boskov)
mentre la grande Ungheria, pur in assenza di Puskas infortunato, batte il
Brasile 4-2. La semifinale più calda, che suona come un anticipo di finale, è
quella tra l'Uruguay di Schiaffino e l'Ungheria. I magiari si portano in
vantaggio nel primo tempo e raddoppiano all'inizio della ripresa. Ma l'Uruguay
non ci stà e riprende in mano la partita, riuscendo a pareggiare. Nei
supplementari però è di nuovo l'Ungheria a prendere il sopravvento e, grazie a
due formidabili colpi di testa di Kosic, a sbarazzarsi dell'Uruguay campione in
carica. Si gioca a tennis nell'altra semifinale, con la Germania Ovest che
annienta l'Austria in una passeggiata da 6-1. Non conosciamo le quote dei
bookmaker di allora, ma di certo la grande favorita per la vittoria finale era
la deliziosa Ungheria di Puskas e soci.
La partita infatti comincia sotto la stella magiara. Al 6' il numero 10, Ferenc
(in campo malgrado un infortunio a una caviglia) porta in vantaggio l'Ungheria e
dopo 2 minuti Czibor allunga il distacco. Sul 2-0 ci si aspetterebbe un crollo
della Germania Ovest, e invece la reazione dei tedeschi è rabbiosa. Al 10'
Morlock riapre i giochi e al 18' Rahn riporta in pari il conto delle reti.
L'Ungheria gioca spettacolare, ma è un po' sciupona e molto sfortunata:
Hidegkuti prende un palo e Kocsis una traversa. Puskas arranca a causa di una
caviglia dolorante e la sua difficoltà la paga tutta la squadra. Bozsic si
distrae a centrocampo e si fa soffiare un pallone da Schaffer che in un attimo è
sul fondo da dove mette in mezzo un pallone telecomandato per Rahn il cui destro
non lascia speranze a Grosics. 3-2 per la Germania che iscrive per la prima
volta il suo nome nell'albo d'oro della coppa Rimet. Su questa vittoria grava
comunque un pesante sospetto. Secondo molti la squadra tedesca si presentò al
Mondiale di Svizzera imbottita di additivi energetici di ogni genere e tipo.
Sarà solo una coincidenza, ma qualche tempo dopo la squadra tedesca in blocco fu
colpita da una vera e propria epidemia di epatite virale, o di qualcosa di
simile.

IL PRIMO TRIONFO DEL
BRASILE - Dopo le brutte figure rimediate nel '50 e nel '54 cambia
nuovamente il commissario tecnico sulla panchina azzurra. Questa volta tocca ad
Alfredo Foni, tecnico di grido degli Anni 50, che ha portato per ben due volte
('53 e '54) l'Inter allo scudetto. Foni parte bene: vince le amichevoli con
Argentina e Belgio e entusiasma il pubblico di emigranti andando a vincere per
2-1 un'altra amichevole in Germania, a Stoccarda, contro i tedeschi detentori
del titolo mondiale. Il popolo italiano comincia a sognare e nemmeno si aspetta
quanto debba essere brusco e duro questa volta il risveglio.
Il girone qualificatorio nel quale si trova l'Italia ci assegna come avversarie
Portogallo e Irlanda del Nord. I nostri battono l'Irlanda a Roma (1-0 gol di
Cervato), ma perdono 3-0 in Portogallo. Delicatissima la partita di ritorno a
S.Siro. Per fortuna ci pensa Schiaffino (siamo in pieno periodo-oriundi) a
scendere in cattedra e a guidare la nazionale alla vittoria che arriva ed è
bella tonda: 3-0 con doppietta di Gratton e gol di Pivatelli. Il Portogallo a
questo punto è fuori dai giochi. La qualificazione è una questione a due tra
Italia e Irlanda. L'appuntamento è fissato per il 4 dicembre a Belfast, ma non
se ne fa nulla. L'arbitro designato, l'ungherese Zsolt, è bloccato dalla nebbia
e non arriva al campo. Si gioca ugualmente per il pubblico presente con un
arbitro irlandese. La partita è più che altro una continua rissa e termina sul
2-2. Si replica il 15 gennaio del '58. L'Italia degli oriundi (ne schiera ben 4:
Schiaffino, Ghiggia, Montuori e Da Costa) si fa battere dalla piccola Irlanda.
Il risultato finale è 2-1 per l'Irlanda del Nord e il peso della sconfitta
azzurra, che per la prima e unica volta non ha raggiunto la fase finale di un
campionato mondiale, è tutto nel volto di Schiaffino segnato dalle lacrime
all'uscita dal campo di Belfast.
Il Mondiale comincia dunque senza Italia. Calcio d'inizio 8 giugno e prime
sorprese già negli ottavi, con l'eliminazione di Argentina e Inghilterra.
Passano Germania Ovest, Irlanda del Nord, Francia, Jugoslavia, Svezia, Ungheria,
Urss e Brasile.
E' proprio la squadra sudamericana a stupire e strabiliare gli spettatori. Il
Mr. Feola si inventa un modulo nuovo, il 4-2-4 con quattro difensori in linea (2
esterni, Nilton e Djalma Santos e 2 centrali, Bellini e Orlando) due
centrocampisti (Zito e Didì) e 4 attaccanti (Garrincha, Vavà, Zagallo e il
giovanissimo e portentoso Pelé), che all'occorrenza può diventare un più cauto
4-3-3. Pelé in realtà compare solo ai quarti contro il Galles e segna subito il
suo primo gol: decisivo, visto che la partita termina sull'1-0. Alle semifinali,
oltre al Brasile, arrivano Germania Ovest, Francia e Svezia. Il Brasile annienta
la Francia con un secco 5-2 figlio di una tripletta del diciottenne Pelé. La
Svezia padrona di casa supera invece per 3-1 i campioni in carica tedeschi. La
finale è Svezia-Brasile. La domanda che tutti si pongono è: riuscirà il Brasile
scoppiettante dei Didì, Vavà, Garrincha e Pelé a battere la saggezza e l'astuzia
degli svedesi Liedholm, Gren, Hamrin e Skoglund?
La risposta pare volerla dare Liedholm, quando al 3' del primo tempo salta
Bellini e Orlando e piazza un tiro imprendibile per Gilmar. Tempo 6' e Vavà ha
riagganciato il pareggio. Nessuno vuole rivivere il dramma del 1950. Al 32' è
ancora Vavà a portare in vantaggio la squadra verdeoro. Da questo momento è solo
Brasile: Pelé piazza una doppietta e anche Zagallo riesce a mettere la sua firma
su questa coppa del Mondo. Nell'albo d'oro il nome del vincitore è quello del
Brasile, ma la classifica cannonieri va al francese Just Fontaine che segna 13
gol ed è tuttora il detentore del record.

IL
SECONDO TRIONFO DEL BRASILE - Finche può il Cile va avanti tra
gomitate, cazzotti scarpate e aiuti arbitrali vari. Il Brasile di Garrincha però
è troppo forte, schiaccia il Cile e trionfa in finale con la Cecoslovacchia.
Quello del 1962 è il Mondiale di Garrincha e delle risse in campo. La prima a
fare le spese del clima rovente che attanaglia gli stadi cileni è la nazionale
italiana. L'Italia paga una colpa duplice: è finita nel girone del Cile ed è la
squadra della nazione che, in occasione del Mondiale, si è permessa di
realizzare dei reportage giornalistici crudi e realistici sulle condizioni di
vita nel paese sudamericano.
Tutte scuse valide a giustificare in qualche modo la disfatta calcistica
nell'incontro-scontro con i padroni di casa, ma che non coprono in maniera
altrettanto valida le mediocrità viste nella prima partita, quella contro la
Germania Ovest. I tedeschi riescono infatti a imbrigliare gli azzurri (e stiamo
parlando di una formazione che schierava un tridente composto da Sivori, Rivera
e Altafini) in un loffio 0-0.
Per il secondo incontro, quello con il Cile, i responsabili tecnici Mazza e
Ferrari decidono di cambiare le carte in tavola: finiscono in tribuna Maldini,
Radice, Buffon, Losi, Sivori e Rivera. Arbitra l'inglese Aston in un clima da
battaglia. Infatti il suo arbitraggio non è quello che si suol definire
irreprensibile. Sanchez colpisce con un cazzotto Maschio, ma per l'arbitro è
tutto regolare. Il gesto non è altro che la punta di un iceberg fatto di gravi
scorrettezze e intemperanze. E quando i nostri accennano una reazione, questa
viene punita con l'espulsione, toccata a Ferrini e David. La partita termina sul
2-0 per i padroni di casa. Gli azzurri, con un solo punto in cascina, superano
largamente e inutilmente la Svizzera (3-0) e arrivano terzi nel girone. Passano
la Germania Ovest e, come stava scritto, il Cile. Per noi un altro triste
rientro prematuro.
Va avanti invece il Brasile detentore. Va avanti anche se, alla seconda partita
contro la Cecoslovacchia, perde definitivamente (per stiramento) il proprio
gioiellino, quel Pelé che si era brillantemente messo in luce quattro anni prima
in Svezia. A sostuituirlo un altro giovanissimo: il diciannovenne Amarildo
Tavares de Silveira, che entra in campo e, con una splendida doppietta, toglie
subito le castagne dal fuoco di una partita (quella contro la Spagna di Helenio
Herrera) che si stava mettendo male. 2-1 e Brasile nei quarti. Con i brasiliani
passano anche Inghilterra, Urss, Jugoslavia, Germania, Cecoslovacchia, Ungheria
e, naturalmente, Cile.
Abbiamo detto che quello del '62 è stato il mondiale del grande Garrincha, e
infatti il fuoriclasse brasiliano sale in cattedra nella partita dei quarti
contro l'Inghilterra. Finte, controfinte, dribbling, lanci, e colpi funambolici
che alla fine lo porteranno a realizzare due gol e un assist per Vavà. Risultato
finale 3-1 e Brasile in semifinale. Qui il gioco si fa duro, visto che l'undici
da affrontare è quello dei padroni di casa, passati ai quarti contro l'Urss. La
partita va come ci si poteva aspettare: ai calciatori cileni tutto è concesso,
in particolare tutto è lecito per cercare di fermare Garrincha che però, forte
come non mai, sembra volare con il pallone ai piedi superando le trappole e le
tagliole che i mastini cileni gli preparano dovunque. Tra una gomitata e l'altra
il brasiliano segna 2 gol, poi perde la pazienza e accenna una reazione. A quel
punto l'arbitro peruviano Yamasaki ricorda improvvisamente la rigidità del
regolamento del calcio e applica alla lettera: tentata reazione uguale
espulsione. Garricha esce a testa bassa, e fa male, visto che prima che possa
raggiungere gli spogliatoi viene pure colpito da un sasso. Ma questo Brasile in
10 vale comunque ancora più del Cile e il dio del calcio non permette la grande
ingiustizia: in finale ci va il Brasile che supera il Cile 4-2. Nell'altra
semifinale la Cecoslovacchia batte la Jugoslavia 3-1.
L'ingiusta espulsione di Garricha fa discutere. Gli toccherebbe la squalifica
automatica per la finale, ma i governi brasiliani e peruviani chiedono clemenza
nei suoi confronti. Neppure la Cecoslovacchia ha il coraggio di opporsi a quella
che sembra la riparazione di un torto grande quanto una casa. Così Garrincha
scende in campo anche nella finalissima.
Si gioca il 17 di giugno e la Cecoslovacchia sorniona riesce ad andare
rapidamente in vantaggio, al 15' con Masopust. Il Brasile, leone ferito, si
sveglia subito. Passano 2' e Amarildo segna un gol d'antologia da posizione
impossibile. Si va negli spogliatoi sull'1-1 ma la ripresa comincia subito sotto
lo stellone verdeoro. Ancora Amarildo dal fondo crossa a scavalcare il portiere
Schrojf. Zito entra prepotente di testa e realizza il 2-1. A 13' dal termine il
colpo definitivo. La zampata finale è di Vavà che non perdona una papera di
Schrojf. E l'albo d'oro segna per la seconda volta Brasile.

8°
Edizione 1966 - Paese Ospitante: INGHILTERRA - Paese Vincitore: INGHILTERRA
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ITALIA
ELIMINATA DALLA COREA DEL NORD - Quello del '66 in Inghilterra è il
Mondiale della beffa per gli italiani. Il campionato che passerà alla storia per
il gol di Pak Doo Ik che ci ha rispediti a casa anzitempo. Mentre ad alzare la
coppa è la squadra padrona di casa. L'insuccesso azzurro ai Mondiali del '62
porta a un nuovo avvicendamento sulla panchina della nazionale. Esce
l'accoppiata “cilena” Ferrari-Mazza, entra Edmondo Fabbri, l'uomo che ha portato
il Mantova dalla Quarta serie alla Serie A.
L'Italia arriva al Mondiale d'Inghilterra da grande protagonista. Nel '63 il
Milan vince la sua prima coppa dei Campioni, L'Inter la conquista per due volte
consecutive nel '64 e '65, aggiungendo anche la doppia Intercontinentale. La
nostra nazionale dovrebbe esprimere questo predominio e le aspettative sono
tante.
Fabbri accende subito la miccia delle polemiche, lasciando a casa diversi nomi
illustri, tra i quali spiccano Corso e Picchi.
La nostra prima avversaria è la nazionale cilena, e si teme la ripetizione
dell'incontro di lotta di 4 anni prima. Ma l'Inghilterra non è il Cile, e la
partita procede nei canoni della civiltà. Mazzola e Barison siglano l'uno-due
che mette ko la squadra sudamericana. Sembra spianata la strada per il passaggio
del primo turno, ma la squadra di Pozzo inciampa nel secondo impegno, quello con
l'Urss. Formazione rimaneggiata (esclusi Rivera, Perani e Barison, dentro al
loro posto Leoncini, Meroni e Pascutti), Facchetti non in grande forma e
sovietici facilmente in vantaggio con Cislenko. L'Italia non ce la fa a
recuperare, e a questo punto è costretta a conquistare almeno un punto contro la
Corea del Nord, definita dall'osservatore Valcareggi come una “squadra di
Ridolini”. Tutti quanti sappiamo come è finita l'avventura della nazionale di
Pozzo in Inghilterra. La “squadra di Ridolini” in realtà ridicolizza un'Italia
sprecona e supponente. Il nome che passa alla storia è quello di Pak Doo Ik, il
coreano che al 41' mette alle spalle di Albertosi la palla che condanna
definitivamente la nostra squadra. Per gli azzurri resta solo un silenzioso
viaggio di ritorno in notturna con tanto di atterraggio all'aeroporto di Genova
e accoglienza al sapore dei pomodori lanciati dai tifosi incattiviti.
Il Brasile detentore del titolo non passa, e ai quarti accedono Inghilterra,
Argentina, Portogallo, Corea del Nord, Urss, Ungheria, Germania Ovest e Uruguay.
L'Inghilterra incontra l'Argentina nei quarti e viene arbitrata da un tedesco.
La Germania incontra l'Uruguay con un arbitro inglese. Entrambe passano il turno
(vince 1-0 l'Inghilterra e 4-0 la Germania) grazie a decisioni arbitrali
sospette: fin troppo facile pensare a uno scambio di favori incrociati. Le due
compagini europee incontrano poi in semifinale rispettivamente Portogallo e
Urss, vincendo entrambe per 2-1. Insomma, pare proprio che la finale
Inghilterra-Germania sia stato il destino a volerla.
La partita si gioca il 30 luglio a Wembley, al cospetto di Sua Maestà la Regina
Elisabetta II. La Sovrana deve aver avuto un sussulto al 12' quando il tedesco
Haller raccoglie una respinta di Wilson e calcia a rete di piatto destro. Sua
Maestà resta impassibile in tribuna, ma il sorriso sulle sue labbra ha un po' il
sapore della nobile paresi. A risvegliarla ci pensa “principe azzurro” Hurst che
nel giro di 6' minuti rimette in equilibrio la partita. Quindi tocca a Peters,
che al 78' calcia di piatto destro e beffa Tilkowski. La Regina sorride con
grazia e Wembley esplode di gioia. Ma a stroncare l'entusiasmo di nobili e
plebei ci pensa il mediano tedesco Weber, che al 90' segna il gol del 2-2. Si va
ai supplementari. Dopo 10' di gioco il giallo: una gran botta di Hurst colpisce
l'interno della traversa e va a stamparsi a terra, schizzando poi verso il
campo. L'arbitro svizzero Dienst tentenna. La Regina continua a sorridere. I
giocatori inglesi fanno cerchio intorno al direttore di gara indeciso e lo
invitano a consultarsi con il guardalinee sovietico. A Dienst non pare vero di
poter scaricare una parte di responsabilità sul suo collaboratore. I due
parlottano fitto fitto, quindi l'arbitro punta deciso verso la metà campo: il
gol è valido. La Regina sorride, ma si vede che sta sudando. Il colpo è duro da
assorbire e i tedeschi cedono di schianto. Hurst ne approfitta e mette a segno
la quarta rete inglese. Ora il sorriso di Sua Maestà sembra più sincero, e anche
sugli spalti ci si comincia a lasciar andare ai festeggiamenti. Sull'albo d'oro
della coppa del Mondo per la terza volta finisce il nome della squadra che ha
ospitato la competizione. La fanfara intanto ha attaccato a suonare God save the
Queen e la consegna della coppa Rimet ai propri ragazzi è per la Regina
d'Inghilterra la fine di una lunga e inverosimilmente calda giornata.

STORICA PARTITA ITALIA-GERMANIA 4-3, MA IL CAMPIONATO E' VINTO DAL BRASILE
- Il 1970 è l'anno del mito, della leggenda. Quello dell'incontro che più di
ogni altro passa alla storia, non solo del Mondiale, ma del calcio stesso: la
semifinale tra Italia e Germania terminata 4-3. In finale però trionfa il
Brasile di Pelé.
Italia e Brasile cercano riscatto Mondiale dopo la pessima figura rimediata nel
'66 in Inghilterra. Entrambe le compagini si presentano in Messico con un nuovo
staff tecnico. Sulla panchina azzurra per un breve periodo va a sedersi la
strana coppia Herrera-Valcareggi. I due insieme durano solo 4 partite (3
vittorie e un pareggio il bilancio), quindi Herrera preferisce tornare a
occuparsi a tempo pieno della sua Inter. Valcareggi resta solo, ma non ne sembra
patire. Nel '68 vince l'unico campionato Europeo della storia azzurra e si
presenta con buone credenziali al Mondiale messicano. Ancora più travagliata la
storia della direzione tecnica brasiliana. Al Mondiale la squadra di Pelé ci
arriva sotto l'egida di Mario Zagallo (campione del Mondo nel '58 e nel '60).
Prima di lui si erano avvicendati Vicente Feola e Joao Saldanha.
In Messico per la prima volta è possibile effettuare sostituzioni (2) nel corso
della partita, e questo è un dettaglio non trascurabile, visto che il Mondiale
del Messico passerà alla storia anche per la “questione staffetta”. Ma andiamo
con ordine.
Gli azzurri approdano in Messico ai danni della Germania Est e del Galles, ma
soprattutto grazie alle prodezze di Gigi Riva, autore di 7 delle 10 reti
realizzate dalla nazionale italiana. Al modiale si esordisce contro la Svezia.
L'Italia vince 1-0. Valcareggi lascia fuori Rivera, il Golden boy ne fa una
questione personale e minaccia di tornarsene in Italia. A fermarlo ci pensa
niente meno che Nereo Rocco, arrivato in tutta fretta dall'Italia con il primo
volo disponibile per cercare di ridare un po' di serenità allo spogliatoio
azzurro. Rivera si quieta anche se non gioca neppure il secondo incontro con
l'Uruguay, che termina 0-0, poi entra nel secondo tempo contro Israele al posto
di Domenghini, ma non riesce a sbloccare lo 0-0 che diventa definitivo.
Nei quarti l'Italia approda con il minimo sforzo (un solo gol all'attivo) e si
ritrova in un vero e proprio club delle grandi: Uruguay, Brasile, Germania Ovest
e Inghilterra oltre a Urss, Perù e ai padroni di casa del Messico. La sorte ci
regala proprio il Messico, e le cose sembrano mettersi male quando al 13' i
padroni di casa si portano in vantaggio con un gol di Gonzalez. Al 25' l'Italia
pareggia grazie a un'autorete di Peña su tiro di Domenghini. Si va negli
spogliatoi sull'1-1 e qui Valcareggi fa nascere la staffetta più celebre nella
storia del calcio Italiano. Nella ripresa entra infatti Rivera al posto di
Mazzola; Riva, galvanizzato dai lanci del capitano rossonero, segna due reti e
lo stesso Rivera realizza un gol: 4-1 e accesso alla semifinale. Quella con la
Germania.
Qui il dio del calcio ha voluto metterci del suo, architettando un vero e
proprio capolavoro. L'Italia va in vantaggio all'8' con una gran botta di
Boninsegna. Nell'intervallo Mazzola cede nuovamente il posto a Rivera e il
secondo tempo va liscio come l'olio. Al 90', quando già i nostri pregustano la
terza finale mondiale, gli indomiti tedeschi raggiungono il pareggio con
Schnellinger. Supplementari. Al 92' Poletti, subentrato a Rosato, non si intende
con Albertosi. Ne approfitta Müller che porta in vantaggio la Germania. 98':
punizione di Rivera, Held stoppa male di petto, Burgnich piomba sulla palla come
un falco e segna il 2-2. Al 104' ci pensa Gigi Riva a far volare l'Italia con il
gol del vantaggio. Ma il 3-2 è momentaneo: 6 minuti più tardi Müller di testa
spara la palla a fil di palo. Rivera è lì, ma non riesce a deviare e si dispera
nella rete. La disperazione dura poco. Passa un minuto e Boninsegna sta volando
sulla sinistra. Il tocco smarcante libera Rivera che di piatto destro spiazza
Maier. Italia-Germania 4-3 partita nella storia e Rivera eroe nazionale.
Ciononostante Valcareggi in finale opta ancora per Mazzola. Davanti ai nostri il
Brasile di Pelé. L'Italia regge per tutto il primo tempo sull'1-1 con gol di
Pelé e Boninsegna. Nel secondo tempo la squadra di Zagallo dilaga: Gerson,
Jairzinho e Carlos Alberto gli autori delle tre reti che affondano
definitivamente la corazzata azzurra. La staffetta c'è anche questa volta, ma
solo per gli ultimi 6 minuti, quando Rivera entra al posto di Boninsegna. Troppo
tardi diranno in molti, e l'albo d'oro segna il nome Brasile per la terza volta.
La coppa Rimet è definitivamente aggiudicata.

10°
Edizione 1974 - Paese Ospitante: GERMANIA - Paese Vincitore: GERMANIA OVEST
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DELUSIONE PER LA SQUADRA AZZURRA, VINCE LA GERMANIA - Il mondiale
torna in Germania e la coppa, la nuova coppa del mondo, finisce per l'ennesima
volta nelle mani dei padroni di casa. L'Italia naufraga in mezzo a mille
polemiche e l'Olanda sale in cattedra con il suo calcio totale.
Dopo l'addio di Pelé, nel '71, il mondo trova il suo nuovo idolo calcistico in
quel Johann Cruijff che assieme a Krol, Rep, Haan e Neeskens ha condotto l'Ajax
allo splendido tris di coppa Campioni nel '71, '72, '73. Olanda e Germania
attese dunque tra le protagoniste di questo Mondiale. E l'Italia? Forte dei suoi
superattaccanti Chinaglia (fresco di scudetto con la Lazio ), Riva, Rivera e
Mazzola dovrebbe essere annoverata nel numero delle favorite. Invece viene
eliminata al primo turno. In maniera rocambolesca, per di più. I nostri
esordiscono il 16 luglio contro Haiti. Si sogna la goleada e invece il primo
tempo termina sullo 0-0. Se il primo tempo è parso un incubo, l'inizio del
secondo è una triste realtà: il centravanti haitiano Sanon tira una gran botta
da fuori e sorprende Zoff, che rovina in questo modo un record di imbattibilità
durato 1.143'. Per 6' lo spettro della corea aleggia sul campo di Monaco. Poi ci
pensa il solito Rivera a siglare il pareggio. A questo punto la squadra si
sblocca e realizza altri due gol: uno è un'autorete di Auguste su tiro di
Benetti, l'altro è una prodezza di Anastasi. Ma l'episodio più importante della
partita non è tanto il gol di questo o quest'altro, quanto una sostituzione. Al
69' Valcareggi richiama Chinaglia per far entrare Anastasi. Long John non la
prende bene e manda in malora mr. Valcareggi in mondovisione. L'episodio ha uno
strascico negli spogliatoi dove Chinaglia fa il diavolo a 4 arrivando a
scagliare una bottiglia di minerale. La pace torna a fatica e l'unità dello
spogliatoio è definitivamente andata in malora. Contro l'Argentina i nostri non
riescono ad andare oltre il pareggio, mentre la Polonia , che ha già battuto
l'Argentina, passeggia sopra i resti di Haiti vincendo 7-0. I giochi sembrano
fatti: Se Polonia e Italia pareggiano passano entrambe il turno. Il risultato
sembra scritto in cielo e addirittura pare che alcuni funzionari polacchi si
siano fatti vivi per sollecitare un cenno di disponibilità italiana in questo
senso. Vero o no, l'Italia non accetta compromessi. Valcareggi gioca senza Riva
e Rivera e gli va male. Szarmach e Deyna portano la Polonia sul 2-0. Inutile il
gol di Capello a 4' dal termine. L'Italia torna a casa e la panchina di
Valcareggi salta.
Le 8 squadre che passano il turno sono divise in due gironi da 4: da una parte
Olanda, Brasile, Germania Est e Argentina, dall'altra Polonia, Germania Ovest,
Jugoslavia e Svezia. Nel primo girone sono Olanda e Brasile a contendersi il
primato. Decisivo lo scontro diretto, dal quale escono vincitori i tulipani per
2-0. Cambiano i protagonisti, ma anche nel secondo girone sono due squadre a
giocarsi la finale nello scontro diretto decisivo. Si tratta di Germania Ovest e
Polonia. L'incontro è deciso da un gol di Muller su suggerimento di Hölzenbein
al 30' della ripresa.
Il 7 luglio si gioca la grande finale tra la Germania Ovest e l'Olanda di
Cruijff. Parte malissimo per i tedeschi: fischio d'inizio. Cruijff prende il
largo, penetra in area e Hoeness lo atterra. E' rigore che Neeskens realizza
dopo nemmeno 1 minuto. Partita in salita per i padroni di casa. Al 24' l'arbitro
inglese Taylor pareggia i conti dando un rigore alla Germania per un fallo di
Jansen su Hölzenbein in area di rigore. Breitner, gelido, trasforma. La Germania
rinfrancata dal pareggio va all'assedio della porta olandese. A un minuto dal
termine del primo tempo il gol del vantaggio: a siglarlo è Gerd Müller. Nel
secondo tempo l'Olanda del calcio totale preme come una dannata, ma la Germania
non cede. La partita termina così: la Germania alza la coppa e l'Olanda di
Cruijff esce tra gli applausi del pubblico.

LA
PRIMA VITTORIA DELL'ARGENTINA, L'ITALIA E' QUARTA - L'Italia di
Bearzot sorprende tutti e arriva quarta, sconfitta nella finale per il terzo
posto dal Brasile. Si conferma la tradizione favorevole alle squadre di casa: la
coppa viene alzata dall'Argentina di César Luis Menotti. Nasce il mito di
“Pablito” Rossi
Il Mondiale del '78 torna a disputarsi in Sud America. Questa volta è il turno
dell'Argentina, che si presenta all'appuntamento con una bella squadra allenata
da César Luis Menotti.
La nazionale azzurra invece è passata alla guida di Enzo Bearzot che si presenta
all'appuntamento Mondiale con una deludente serie di match preparatori contro
Spagna (che ci batte per 2-1), Francia (2-2) e Jugoslavia (0-0).
Le 16 finaliste vengono suddivise in 4 gironi da 4 squadre: passano le prime due
di ciascun girone. All'Italia tocca l'Argentina, la Francia di Platini e
l'Ungheria. La partita con i transalpini parte nel peggiore dei modi: Six si
proietta sul fondo, salta Gentile e Scirea e mette in mezzo dove trova Lacombe
pronto a incornare alle spalle di Zoff. Rossio ricambia il favore pareggiando di
testa dopo mezz'ora di gioco. Causio colpisce di testa e manda la palla sulla
traversa, Rossi raccoglie la palla vagante e calcia a botta sicura, ma colpisce
la schiena dello stesso Causio. Rossi insiste, recupera la palla e questa volta
non fallisce. Nella ripresa Zaccarelli subentra ad Antognoni e realizza il gol
del 2-1. L'Italia passeggia sull'Ungheria (3-0, gol di Rossi, Bettega e Benetti)
ed è già qualificata quando arriva allo scontro diretto con l'Argentina. La
partita serve solo per determinare quale delle due compagini meriti il primo
posto. I nostri giocano alla grande e, con un gol di Bettega, battono gli
argentini. Si mischiano le carte e si formano 2 nuovi gironi da 4. L'Italia si
trova in compagnia di Germania Ovest, Austria e Olanda. I primi avversari sono i
tedeschi, e ci si attende una replica delle emozioni di 4 anni prima, ma non è
così. La partita termina 0-0 e le uniche emozioni sono quelle per un colpo di
testa di Bettega salvato sulla linea da Kaltz e da una traversa colpita da
Cabrini. Contro l'Austria passiamo di misura con un gol di quel Paolo Rossi che
comincia a diventare per tutti quanti “Pablito”. L'Olanda pareggia 2-2 con la
Germania Ovest e arriva allo scontro diretto con l'Italia. Le due squadre sono
in testa parimerito con 3 punti, seguite dalla Germania Ovest con 2.
Bettega mette sotto pressione Brandts che fa autorete, ma Zoff non è in grande
giornata e consente allo stesso Brandts di pareggiare al 5' della ripresa, ma
soprattutto si fa sorprendere al 70' da un tiro da 40 metri di Haan. L'Olanda
vince e va in finale, ma all'Italia non va del tutto male, complice la Germania
che si è fatta battere dall'Austria per 3-2. I nostri vanno a giocare la finale
per il terzo posto con il Brasile. Si porta in vantaggio l'Italia con un gol di
Causio al 38'. Ma il Brasile si sveglia e pareggia con Nelinho al 64' e
raddoppia con Dirceu al 71'. Due gol che uno Zoff in buona condizione avrebbe
saputo evitare.
La finalissima è tra Argentina e Olanda. L'Italia è presente con l'arbitro
Gonella che prima del calcio d'inizio chiede a René Van de Kerkhof di togliersi
dal braccio destro una fasciatura rigida considerata pericolosa. Si discute a
lungo e alla fine si trova una soluzione: ,la fasciatura rigida viene sostituita
con una elastica. Si può giocare.
In campo c'è grande agonismo: Passarella rifila, non visto, una gomitata in
faccia a Neeskens che perde due denti. Al 37' padroni di casa in vantaggio con
un gol di Kempes. L'Olanda tenta una reazione, ma non sembra lucida ed efficace.
A 9' dal termine però René Van de Kerkhof scende sulla fascia e mette in mezzo
per Nanninga. Galvan e Tarantini si ostacolano a vicenda. Poortvliet aggancia al
volo e batte Fillol. 1-1 e tempi supplementari. L'Argentina, anziché abbattersi,
si esalta e in 10' chiude la pratica Mondiale. Ci pensano Kempes al 104' e
Bertoni al 114'. Sugli spalti comincia la grande festa e il triplo fischio di
Gonella consacra sull'albo d'oro della coppa del Mondo il nome dell'Argentina.

ITALIA
CAMPIONE DEL MONDO PER LA TERZA VOLTA - L'avventura italiana degli
uomini di Bearzot parte sotto le righe: una qualificazione risicata ci porta nel
gironcino di ferro con Argentina e Brasile. Ma quando il gioco si fa duro i
nostri cominciano a giocare…
L'Italia che va a ai Mondiali di Spagna è una nazionale figlia di un periodo
difficile. Nell'80 l'Europeo casalingo è finito male per i nostri: 0-0 a San
Siro con la Spagna, 1-0 con gol di Tardelli all'Inghilterra a Torino quindi il
pareggio con il Belgio che ci fa perdere il treno per la finalissima, e la
sconfitta ai rigori nella finalina contro la Cecoslovacchia. Anche le partite di
qualificazione al Mondiale sono una sofferenza: gli azzurri sono in un girone
facile sulla carta (Lussemburgo, Danimarca, Jugoslavia e Grecia), ma le sorprese
non mancano. Si fatica a vincere nella prima partita con il Lussemburgo e, dopo
un girone d'andata chiuso a punteggio pieno, quello di ritorno è invece pieno di
insidie e di amarezze. In modo travagliato, dunque, e in mezzo a mille polemiche
l'Italia riesce a qualificarsi per il Mondiale di Spagna.
Con noi nella penisola iberica arrivano Germania Ovest, Austria, Francia,
Belgio, Cecoslovacchia, Urss, Inghilterra, Ungheria, Jugoslavia Scozia Irlanda
del Nord, Polonia, Argentina, Brasile, Perù, Cile, Kuwait, Nuova Zelanda, El
Salvador, Honduras, Algeria e Camerun.
Agli azzurri capitano in sorte Perù, Polonia e Camerun; passano le prime due
qualificate. Si comincia a Vigo contro la Polonia: la partita termina sullo 0-0
con una traversa colpita da Tardelli e un paio di azioni buone, sprecate da
Graziani e Rossi. Quest'ultimo diventa il facile bersaglio dei critici italiani,
che rimproverano a Bearzot la scelta di un giocatore che è stato a lungo fermo a
causa della squalifica per lo scandalo del calcio scommesse. Con la modesta
formazione peruviana le cose sembrano mettersi meglio. Al 19' è Bruno Conti a
portare in vantaggio gli azzurri. Il gioco comunque non decolla e Rossi continua
a deludere: Bearzot decide di sostituirlo nell'intervallo con Causio. La
situazione non migliora, anzi. All'85' una sfortunata deviazione di Collovati
spiazza capitan Zoff e porta il risultato sull'1-1 definitivo. Salgono le
polemiche. All'incontro con il Camerun ci si arriva in un clima di grande
tensione. La partita è molto combattuta e il Camerun si dimostra osso duro. Il
vantaggio di Ciccio Graziani al 16' del secondo tempo avviene anche grazie a uno
scivolone del portiere N'Kono sulla linea di porta. Non passa un minuto e il
Camerun pareggia. L'1-1 finale qualifica l'Italia che a parità di differenza
reti con il Camerun ha segnato un gol in più. Si va avanti, ma le polemiche
infuriano. Una parte della stampa si avventa sulla nostra squadra che si chiude
in un intransigente silenzio stampa. Può parlare solo capitan Zoff, che molto
loquace non lo è mai stato di sua natura. La sensazione che si ha è quella che i
nostri siano destinati a tornare a casa molto rapidamente, e la collocazione nel
gironcino dei quarti assieme ad Argentina e Brasile non fa che confermarlo.
Ma, per fortuna, le cose cambiano. Con l'Argentina di Diego Armando Maradona i
nostri danno l'anima. Il primo tempo termina sullo 0-0, grazie anche a una
prodezza di Zoff che salva sulla linea e a un superbo Claudio Gentile che si
attacca alle caviglie del Pibe de oro e non gli fa toccare palla. Al 56' la
svolta della partita e, probabilmente, di tutto il Mondiale. Tardelli finalizza
una bella intesa Conti-Antognoni e mette la palla alle spalle di Fillol.
L'Argentina reagisce come un leone ferito. Maradona calcia una punizione delle
sue, ma quando non è Gentile a fermarlo ci si mette la traversa. L'Italia non si
fa intimorire e al 68' torna in rete. Rossi calcia e Fillol respinge. Conti si
avventa sul pallone e smista per Cabrini che arriva da dietro e infila Fillol.
Il 2-0 resta tale fino a 6 minuti dal termine, quando Passarella accorcia le
distanze. Battuta l'Argentina non si placa comunque la furia dell'opinione
pubblica nei confronti di Bearzot, accusato di continuare a puntare su uno
spento Rossi invece di provare l'alternativa rappresentata da “spillo”
Altobelli. Il ct non fa una piega e contro il Brasile di Zico, Socrates e Falcao
ripropone il tandem d'attacco Graziani-Rossi. Questa volta l'osservato speciale
è Zico, Bearzot tiene “mastino” Gentile per due giorni senza mangiare, quindi
gli fa annusare la maglietta del numero 10 brasiliano e non aggiunge parola.
Gentile è diligente e marca Zico come solo lui sa fare. A fine partita l'asso
brasiliano esce a testa bassa e con la maglia (davvero) a brandelli. Gentile
sorridente vorrebbe mostrare a tutto il mondo il suo carniere impreziosito dalle
teste dei due calciatori considerati i più forti del Mondo: Maradona e Zico. Ma
veniamo alla partita: le emozioni cominciano al 5' del primo tempo quando Rossi
segna il suo primo gol al Mondiale. La risposta del Brasile non si fa attendere:
al 12' Socrates pareggia, per l'Italia è tutto da rifare. Al 25' Rossi, che per
molti avrebbe dovuto essere in tribuna, torna in cattedra e segna un bel gol di
testa. La panchina azzurra esplode d'entusiasmo. Ma l'incontro non è finito.
Quando mancano 20' al termine Falcao scende sulla destra. Arrivato al limite
dell'area di rigore fa una finta degna di questo nome. Tre difensori azzurri la
bevono come un bicchiere d'acqua e si spostano come un gruppo di ballerini
rumeni. Dietro le spalle di Zoff sembra spostarsi persino qualche persona del
pubblico. A Falcao resta un'autostrada che lui fa percorrere a un pallone
calciato violentemente. Zoff non può fare altro che raccogliere la palla in
Rete.
Per la nostra squadra sembra finita. Il Brasile dello spettacolo pecca però in
presunzione: la partita non basta pareggiarla bisogna anche vincerla. E allora
ne approfitta un Rossi sornione e scatenato. A 15' dalla fine Antognoni batte un
corner, la difesa respinge, Tardelli recupera palla e pesca Rossi che calcia al
volo. L'ultimo quarto d'ora è un assedio che culmina con un salvataggio di Zoff
sulla linea su un tiro di Oscar. Il 3-2 finale ci proietta in semifinale dove
incontriamo la Polonia di Boniek. I nostri la superano di slancio, bruciando
l'adrenalina ancora in circolo dalla partita del Brasile. A concludere la
formalità ci pensa il solito Paolo Rossi, tornato per tutti Pablito, con una
doppietta che non lascia spazio a repliche. In finale ci tocca incontrare la
Germania Ovest che ha eliminato ai rigori la Francia dopo aver pareggiato per
3-3 nei tempi regolamentari.
L'11 luglio in tribuna a Madrid c'è re Juan Carlos, che fa gli onori di casa, e
al suo fianco il Presidente Pertini. La partita comincia subito bene per i
nostri: dopo una prima fase di studio, al 24', Briegel atterra in area di rigore
Bruno Conti. Per l'arbitro Coelho è rigore senza ombra di dubbio. Lo calcia
Cabrini, ma non bene, e la palla termina sul fondo. L'Italia non si demoralizza.
Al 56' ci pensa Rossi a prendere per mano i nostri, sbloccando il risultato con
una grande girata al volo su un cross di Gentile. Pertini sorride e batte le
mani. Sfondato il muro della paura ci pensa Tardelli a mettere al sicuro il
risultato. Raccoglie un suggerimento di Scirea e calcia da maestro. Il suo urlo
di gioia resta l'icona di questa finale. Pertini in tribuna si alza in piedi e
incita il pubblico, creando non poco imbarazzo tra i cerimonieri e i dignitari
di corte. Altobelli porta l'Italia sul 3-0 e Breitner successivamente accorcia
le distanze. Al terzo gol la festa era già iniziata. Pertini è incontenibile:
alza le braccia al cielo come un ragazzino e si sporge dalla balconata. La
panchina azzurra esplode e attende solo il triplo fischio finale. Lo attende
anche Martellini. La sua voce passerà alla storia assieme alla nazionale
italiana: campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo!

GRAZIE
A MARADONA ARGENTINA CAMPIONE PER LA SECONDA VOLTA - E' il Mondiale
di Diego Armando Maradona. Quello del gol di mano, ma soprattutto delle
reti-capolavoro, degli assist impossibili, dei numeri, dei funambolismi e delle
palle incredibili. E l'Argentina alza di nuovo la Coppa.
La nazionale azzurra ai Mondiali del Messico, nell'86, ci arriva di diritto,
senza bisogno di sottoporsi alla pericolosa fase qualificatoria. Questo perché è
la detentrice del titolo vinto nell'82 in Spagna. Della squadra di quattro anni
prima non è rimasto molto: Cabrini, Scirea, Bergomi, Conti e Altobelli, oltre
naturalmente a Enzo Bearzot. Nemmeno il gioco e la lucidità sono più quelli
della vittoria spagnola, ma Bearzot tranquillizza tutti quanti dicendo che il
gruppo c'è e che non si rischiano brutte figure. Il Mondiale messicano ha per
protagoniste 24 squadre suddivise in 6 gironi da 4 squadre ciascuno. L'Italia si
trova in buona compagnia, nel senso che non sembra terribile un girone con
Argentina, Bulgaria e Corea del Sud se a qualificarsi sono due squadre per
girone più le 4 migliori terze. L'esordio è con la Bulgaria, non dovrebbero
esserci problemi. L'Italia infatti si porta in vantaggio al 43' con Altobelli,
ma non riescono mai a prendere il volo. All'85' la doccia fredda: Sirakov
riequilibra i conti, la partita termina in parità. Un punto in cascina non è
molto, ma non c'è tempo per pensare, ci aspetta subito la sfida più impegnativa,
quella con l'Argentina di Diego Armando Maradona. La partita comincia con un
inaspettato regalo: un inutile fallo di mano in area di rigore mette in
condizione “spillo” Altobelli di segnare dagli 11 metri la sua seconda rete
mondiale. Ma l'Argentina è squadra forte e combattiva. E Maradona è un mago. Uno
che ti nasconde la palla e riesce a metterla dove vuole. Uno capace di far fare
brutte figure ai migliori portieri del mondo. Giovanni Galli ha questa sfortuna:
Maradona gli si para davanti e fa un tocchetto rapido e irritante. Il pallone
sembra muoversi verso l'out. Galli ha un'indecisione, non sa se allungare il
braccio oppure no. Mentre recita l'Amleto il pallone lo supera, tocca terra e
per via di un effetto velenoso riprende deciso la strada del gol. 1-1, Maradona
esulta e Giovanni Galli è in croce. Ora diventa decisiva la partita con la Corea
del Sud, l'altra Corea rispetto a quella che ci fu fatale nel '66, ma ugualmente
il nome Corea quando c'è in ballo una traballante qualificazione fa tremare le
gambe. E le gambe che traballano, si sa, non sono le più adatte per tirare calci
a un pallone. Infatti la partita non è di quelle che passano alla storia per la
brillantezza delle azioni. Italia subito in vantaggio con il solito Altobelli,
che fallisce il raddoppio su rigore. La Corea non ci sta e al 62' ottiene il
pareggio grazie a Choi Soon Ho. E qualcuno giura di avere visto il fantasma di
Pak Doo Ik passeggiare dietro le spalle di Bearzot. A spezzare il maligno
incantesimo ci pensa ancora Altobelli, che riporta in vantaggio gli azzurri.
Quindi fanno tutto i coreani: prima un autorete con Cho Kwang Rae, quindi
riaccorciano le distanze a un minuto dal termine con Huh Jung Moo. La partita si
chiude sul 3-2, l'Italia passa il turno, ma il nonstro orizzonte non sembra
proprio limpido. Negli ottavi ci tocca la Francia di “roi” Michel Platini.
Bearzot pensa di bloccarlo mettendogli alle calcagna il giovane Franco Baresi.
Nel giro di un quarto d'ora Platini ha già segnato un gol: la mossa non è
riuscita. Nel secondo tempo esce Baresi e entra Di Gennaro. La sostanza cambia
di poco e anzi, la Francia raddoppia con Stopyra. Il nostro Mondiale finisce
qui. Nei quarti si ritrovano Argentina, Brasile, Germania Ovest, Inghilterra,
Spagna, Belgio, Francia e i padroni di casa. La sfida che merita la nostra
attenzione è quella tra Argentina e Inghilterra. E' la grande partita di
Maradona: è lui che dopo un primo tempo battagliato ma senza reti porta in
vantaggio la sua squadra con un gol-furto. Su un pallone alto Diego salta
davanti a Shilton; visto che la testa non basterebbe a superare il portierone
inglese, Maradona ci mette la mano. Il gesto è furtivo, la palla finisce in
rete, l'arbitro non si avvede di nulla. 1-0 e palla al centro. Ma Maradona vuole
stupire gli astanti a tutti i costi. Il gol di mano sarebbero solo polemiche,
lui non vuole entrare nella storia così. E allora che cosa fa? Si inventa un gol
da cineteca. Prende il pallone nella sua metà campo, scende sulla destra, salta
come birilli 5 avversari più il portiere Shilton e insacca. Un capolavoro di
fronte al quale si devono inchinare tutti gli amanti del calcio. La rete di
Lineker nel finale serve solo per far vincere all'attaccante inglese la
classifica dei marcatori.
Le semifinali sono Germania Ovest (che ha battuto il Messico ai rigori) contro
Francia (vittoriosa anche lei ai rigori sul Brasile) e Argentina-Belgio. Passano
la Germania (2-0 gol di Breheme e Voeller) e l'Argentina, ancora una volta
grazie a Maradona che piazza una splendida doppietta.
Il 29 giugno allo stadio Azteca si gioca la finale tra l'Argentina del
funambolico Maradona e la concretezza granitica della Germania dei vari Breheme,
Briegel, Matthaus e Rummenigge.
La partita parte subito sotto la stella argentina. Maradona si procura una
punizione dal limite; la calcia Burruchaga, Brown si avventa sul pallone e porta
in vantaggio i biancazzurri. Al 10' del secondo tempo è ancora l'Argentina a
scuotere lo stadio Messicano. Una splendida e fulminante azione
Valdano-Enrique-Valdano si conclude con una gran botta di quest'ultimo,
imprendibile per Schumacher. Sul 2-0 la partita sembra chiusa, ma i tedeschi non
ci stanno. Al 28' del secondo tempo Rummenigge raccoglie un corner calciato da
Briegel e lo scaglia di prepotenza in rete. 8' più tardi azione fotocopia.
Cambiano solo i protagonisti: questa volta è Voeller a gonfiare la rete. Pare
incredibile: 2-2. Mancano 7' al termine dei tempi regolamentari. L'argentina
batte a centrocampo, perde palla, la riconquista con Enrique che, nel dubbio, la
dà a Maradona. Il “pibe de oro” inventa per Burruchaga, che salta Schumacher e
riporta in vantaggio l'Argentina. Questa volta non c'è tenacia teutonica che
tenga: il 3-2 diventa definitivo e l'Argentina torna a scrivere il proprio nome
sull'albo d'oro del Mondiale.

ITALIA
ELIMINATA IN SEMIFINALE AI CALCI DI RIGORE DALL'ARGENTINA - Gli
azzurri di Azeglio Vicini arrivano senza intoppi alla semifinale, dalla quale
escono sconfitti ai rigori contro l'Argentina. Il titolo è della Germania.
Il Mondiale torna a essere ospitato dal nostro Paese dopo un'assenza durata 56
anni. Nel 1934 alla guida della nostra nazionale c'era Vittorio Pozzo che
condusse la nostra compagine alla vittoria del primo titolo mondiale. E' passato
oltre mezzo secolo e di cose ne sono cambiate: sulla panchina azzurra siede
Azeglio Vicini, successore di Enzo Bearzot, già allenatore della nazionale Under
21. Il nostro calcio sta attraversando un periodo di grande successo. Negli
ultimi anni il Milan di Sacchi si è aggiudicato 2 coppe dei Campioni, 2
Intercontinentali e 2 Supercoppe europee, la Sampdoria ha portato a casa una
coppa delle Coppe, mentre Napoli e Juventus hanno vinto una coppa Uefa a testa.
I numeri ci sono tutti per sperare nella vittoria finale, e nel nostro paese
sono in molti a crederci. Il Mondiale si apre l'8 giugno a Milano: partita di
inaugurazione tra Argentina (detentrice del titolo) e Camerun. Il pubblico
sommerge di fischi Diego Armando Maradona. Il Camerun si gasa e vince con un gol
di Omam Biyik al 65', unico risultato a sorpresa di una prima fase priva di
scossoni. L'Italia incontra in sequenza Austria, Usa e Cecoslovacchia. Nel primo
incontro sblocca lo 0-0 a una decina di minuti dalla fine grazie a un gol di
Totò Schillaci (entrato al posto di Carnevale al 75'). Contro gli Stati Uniti si
parte in discesa: gli azzurri sbloccano il risultato all'11' con Giannini.
Sembra il preludio di una goleada, ma non è così. La partita termina sull'1-0 e
l'Italia conquista matematicamente il passaggio del turno. Schillaci questa
volta entra al 52', sempre al posto di Carnevale. Contro la Cecoslovacchia
Vicini fa una vera rivoluzione lanciando dall'inizio sia Schillaci, sia il
giovane Roberto Baggio. Il campo gli dà ragione: la partita si conclude sul 2-0
e le reti le siglano proprio i due attaccanti.
Negli ottavi arrivano Argentina, Belgio, Brasile, Camerun, Cecoslovacchia,
Colombia, Costarica, Eire, Germania Ovest, Inghilterra, Jugoslavia, Olanda,
Romania, Spagna e Uruguay. Ai nostri tocca l'Uruguay, liquidato con uno 2-0
senza patemi, messo a segno dal solito Schillaci e da Aldo Serena. Le sfide più
interessanti sono quelle tra Brasile e Argentina, conclusasi a favore dei
biancazzurri per 1-0 con gol di Caniggia, e quella tra Germania e Olanda, vinta
dai primi per 2-1 con gol di Klinsmann, Brehme e Koeman, e Jugoslavia Spagna,
con gli slavi che passano il turno ai supplementari grazie a un gol di
Stoijkovic. Nei quarti all'Italia tocca l'Eire e la partita non è quella che
suole definirsi una passeggiata. A sbrogliare la matassa ci pensa ancora una
volta Salvatore Schillaci, in grande trance agonistica. Passano anche la
Germania (1-0 sulla Cecoslovacchia), l'Argentina (che passa ai rigori contro i
caparbi Jugoslavi, in 10 dopo mezz'ora) e l'Inghilterra (che ha battuto 3-2 ai
tempi supplementari il tenace Camerun).
In semifinale l'Italia deve affrontare l'Argentina. La sfida sembra decisamente
alla nostra portata: Maradona e soci sembrano arrivati alla semifinale più con
l'aiuto della buona sorte che per meriti specifici. Anche le altre due squadre,
Inghilterra e Germania, in verità non sembrano irresistibili e nell'aria si
respira il profumo di un facile trionfo casalingo. La doccia fredda,
puntualmente, è invece alle porte. Il 3 luglio si gioca al S.Paolo. Il pubblico
partenopeo è combattuto tra la voglia di tifare Italia e quella di applaudire
l'idolo di casa, quel Maradona che ha appena portato (per la seconda volta) lo
scudetto a Napoli. Vicini sceglie di rinunciare a Baggio, favorendo Gianluca
Vialli. La scelta sembra azzeccata: al 17' è proprio l'attaccante blucerchiato a
calciare un secco destro su Goycochea. Il portiere argentino non trattiene e il
solito Schillaci arriva sul pallone e insacca. Ci si aspetta che gli azzurri a
questo punto dilaghino, ma non è così. Al 67' l'incubo che alcuni ancora sognano
di notte. Un cross dalla sinistra spiove a centro area. Zenga esce, Ferri salta,
Caniggia li uccella entrambi e riporta la partita in parità. Si va ai
supplementari, quindi ai rigori. Per l'Italia falliscono Donadoni e Serena,
l'Argentina è in finale. Ai nostri tocca consolarsi con la finale per il 3°
posto contro l'Inghilterra (sconfitta ai rigori dalla Germania). Vinciamo noi
con gol di Baggio e Schillaci. La finale invece è Argentina-Germania, la stessa
della precedente edizione. Partita noiosa, ravvivata solo da un arbitraggio
dubbio e dal tifo italiano contro Maradona. Finisce 1-0 con gol di Breheme
all'84'. La Germania scrive per la terza volta il proprio nome sull'albo d'oro
della coppa del Mondo e per l'Italia intera la sensazione è quella di avere
perso una clamorosa occasione.

SCONFITTI DAL BRASILE IN FINALE AI CALCI DI RIGORE - Roberto Baggio è
la superstar di questo Mondiale che gli azzurri hanno perso soltanto ai rigori
con il Brasile. E il rigore decisivo lo sbaglia proprio il divin Codino.
L'amaro in bocca lasciato dalla sconfitta italiana nella semifinale di Italia 90
ha come prima, illustre, vittima il c.t. Matarrese attende la prima occasione
utile (la mancata qualificazione agli Europei '92) e decide di giubilare Azeglio
Vicini. Al suo posto viene chiamato Arrigo Sacchi, il profeta di un calcio dove
a contare non è l'uomo, il singolo, l'individuo, ma la squadra e i suoi schemi.
Sacchi ha vinto moltissimo con il Milan e accetta la nuova sfida con la
nazionale. La sua designazione fa discutere l'Italia intera e i primi risultati
della nazionale non fanno che infittire le polemiche. Al mondiale statunitense
l'esordio azzurro è contro l'Eire. Ed è subito salita. Al 12' botta da fuori di
Houghthon che sorprende Pagliuca fuori dai pali. L'1-0 è quello definitivo e
scatena subito un vespaio di polemiche. Dopo l'Eire ci tocca la Norvegia che ha
già battuto il Messico. Il clima è teso: con una sconfitta si va a casa. Anche
stavolta si comincia in salita: Leonhardsen scende solo, Pagliuca gli corre
incontro e gli rovina sui piedi. Il calciatore norvegese alza la palla e
Pagliuca ci mette una mano: la rete è salva, ma la parata fuori area costa
l'espulsione al portiere azzurro. Deve entrare Marchegiani e per fargli spazio
Sacchi decide di togliere la stella, Roberto Baggio. Il divin Codino è incredulo
e in un primo piano da mondovisione si leggono sulle sue labbra le parole “ma è
impazzitto?”. La partita viene decisa da un provvidenziale gol di testa di Dino
Baggio, ma la sostituzione di Robi Baggio (e la sua reazione in mondovisione) fa
discutere non l'Italia, ma il mondo intero. Baresi durante l'incontro si rompe
un menisco e viene operato negli Stati Uniti.Il suo Mondiale sembra finito. A
questo punto è decisivo l'incontro con il Messico. Sacchi schiera il tridente
Baggio-Casiraghi-Signori, ma ci vuole un gol di Daniele Massaro (subentrato a
Casiraghi) per sbloccare la situazione al 48'. Passanio 10 minuti e il Messico
agguanta il pareggio. Il girone si conclude con il Messico primo e l'Eire
secondo. L'Italia, terza, viene ripescata grazie al miracoloso 6-1 che i russi
(già matematicamente eliminati) hanno rifilato al Camerun.
Agli ottavi passano anche Romania, Usa, Svizzera, Brasile, Svezia, Germania,
Spagna, Nigeria, Bulgaria, Argentina, Messico, Eire, Olanda, Arabia Saudita e
Belgio. A noi tocca la Nigeria, che ha ben impressionato nella prima fase.
L'Italia parte bene, ma la zampata la piazza la Nigeria che al 26' passa in
vantaggio con Amunike. L'Italia va all'arrembaggio in maniera caotica e deve
anche subire l'ingiusta espulsione di Zola. A 2' dal termine l'Italia si sente
già sulla scaletta dell'aereo per casa e qualcuno forse sta già pensando a dove
andrà a trascorrere le proprie vacanze. Non Roberto Baggio. Il divin Codino è
freddissimo e implacabile quando si trova sui piedi il pallone che Mussi ha
conquistato sulla fascia destra. Il suo rasoterra è una rasoiata che va a
infilarsi nell'angolo sinistro della porta nigeriana. Si va ai supplementari e
l'Italia, pur in 10, è un'altra squadra grazie soprattutto a un Roberto Baggio
strepitoso. Suo il lancio per Benarrivo che viene atterrato in area di rigore.
Dal dischetto Robi non sbaglia e l'Italia va ai quarti. Sorprende invece
l'eliminazione dell'Argentina che, privata di un Maradona strepitoso ma positivo
al controllo antidoping, sembra un'altra squadra e perde 3-2 con la Romania. Nei
quarti ci tocca la Spagna che ha battuto la Svizzera negli ottavi per 3-0. I
nostri vanno in vantaggio al 25' con Dino Baggio, ma la Spagna pareggia grazie a
un'autorete di Benarrivo su tiro di Caminero. Si profila lo spettro dei
supplementari, ma Robi Baggio non ci sta: il suggerimento di Signori lo proietta
solo verso l'area spagnola. Zubizarreta esce bene, ma Baggio lo salta buttandosi
sulla destra. Il pallone però sembra troppo lungo e largo per essere calciato in
rete. Il discorso non vale per Roberto Baggio che con un colpo da fuoriclasse
insacca da posizione impossibile. Gli incontri di semifinale sono
Italia-Bulgaria (qualificatasi ai danni della Germania) e Svezia-Brasile (la
prima ha eliminato la Romania ai rigori, mentre i brasiliani hanno battuto 3-2
l'Olanda). La semifinale è l'apoteosi di Roberto Baggio. Al 21' lo juventino
raccoglie un pallone da una rimessa laterale quindi punta il centro del campo
“costeggiando” la linea dei 16 metri. Da lì lascia partire uno splendido tiro
con effetto a rientrare che va a infilarsi alla base del secondo palo bulgaro.
Passano 4 minuti e Robi compie la seconda prodezza: schizza in area di rigore
sulla destra e si fa servire sul filo del fuori gioco, quindi, senza nemmeno
alzare la testa, trova da posizione impossibile il palo più lontano. Sugli
spalti è un'ovazione unica. La Bulgaria però non si abbatte: allo scadere del
primo tempo Stoichkov accorcia le distanze su rigore, e il secondo tempo è una
sofferenza per i nostri. Come se non bastasse Robi Baggio si infortuna e deve
lasciare il campo. In forse la sua partecipazione alla finale nella quale
affronteremo i brasiliani che hanno battuto con un gol di Romario all'80' la
Svezia che giocava in 10 dal 63' per l'espulsione di Thern.
Per la finale Sacchi decide di rischiare: dentro Baresi (operato 23 giorni prima
per la rottura del menisco) e l'infortunato Robi Baggio. Il capitano rossonero
ripaga la fiducia del c.t. con un'ottima prestazione, Baggio invece non brilla e
tutta la squadra ne risente. La partita non è di quelle da cardiopalmo e non si
risolve nemmeno ai tempi supplementari. Per la prima volta una coppa del Mondo
viene attribuita ai rigori. Comincia Baresi che calcia alto. Pagliuca lo
vendica, andando a prendere il tiro di Marcio Santos. Segnano Albertini,
Romario, Evani e Branco. Taffarel para il tiro di Massaro e Dunga porta in
vantaggio il Brasile. Tocca a Robi Baggio, il nostro primo rigorista. Se segna
il nostro destino passa nelle mani di Gianluca Pagliuca che deve a tutti i costi
parare l'ultimo rigore della serie brasiliana, se non segna il Brasile è
campione. Divin Codino prende una breve rincorsa quindi calcia. Il pallone si
alza da terra e vola sopra la traversa. Baggio resta di pietra sul dischetto del
rigore, Baresi scoppia in un pianto dirotto sulla spalla di Sacchi che lo
accarezza come un padre il proprio figlio. Sugli spalti esplode la torcida e
l'albo d'oro segna per la quarta volta il nome Brasile.

LA
FRANCIA CAMPIONE DEL MONDO PER LA PRIMA VOLTA - Nel 1998 in Francia
si riparte da 32 che è un record: mai prima di allora tante squadre erano state
ammesse alla fase finale di un Mondiale. Questa apertura ha favorito la presenza
di squadre provenienti dai continenti calcisticamente parlando meno “nobili”.
Infatti 7 gironi (di quattro squadre) su 8 della prima fase sono composti da 2
squadre europee, una americana e una asiatica o africana. Il sorteggio non fu
particolarmente sfortunato per l'Italia: gli azzurri finirono con l'Austria, il
Cile e il Camerun, tutte squadre alla nostra portata.
Alla guida della nazionale italiana c'è Cesare Maldini e il grande tema di
questo mondiale è, come nella migliore tradizione azzurra, una staffetta: quella
che vede il tecnico alle prese con la necessità di scegliere chi schierare tra
l'astro nascente Alessandro Del Piero (che conquista la maglia numero 10) reduce
da un brutto infortunio e la stella conclamata, Roberto Baggio (con il 18)
protagonista di una stagione straordinaria con la maglia del Bologna. La prima
partita con il Cile, il 13 di giugno, sulla carta è facile facile, ma in un
Mondiale nulla è scontato e infatti il gol di Vieri in apertura ( 10' ) non
serve a sbloccare i ragazzi di Maldini che, al contrario, si fanno raggiungere
al 45' da Salas e vanno addirittura in svantaggio in apertura di ripresa, sempre
per colpa di Salas. A metterci una pezza in extremis è Robi Baggio su rigore a
5' dal fischio finale. Si prosegue con il Camerun e qui il gol in apertura è di
Di Biagio (al 7' ). Ma questa volta il gol è il segnale che dà la sveglia a
tutta la squadra e in particolare a Bobo Vieri che con una doppietta mette al
sicuro il risultato e ipoteca la qualificazione. Robi Baggio esce a 20' dal
termine, lasciando spazio all'esordiente (in un Mondiale) Del Piero. Il 23 di
giugno, allo Stade de France di Saint Denis si rovesciano i ruoli: in campo da
subito Ale Del Piero, Robi Baggio in panchina. L'avversario è, sulla carta, la
squadra più forte del gironcino: l'Austria. Dopo un primo tempo di studio,
terminato 0-0, l'Italia si porta in vantaggio al 4' della ripresa con il solito
Vieri. Il gol però ancora una volta non sblocca la situazione e quando Del Piero
lascia il posto a Robi Baggio (è quasi la mezz'ora della ripresa) le squadre
sono ancora sull'1-0. Ci penserà proprio il divin codino a mettere in cassaforte
il risultato al 44' , e il peso del suo gol si farà apprezzare in particolare un
minuto dopo, quando l'arbitro Durkin assegna un rigore all'Austria che Herzog
segna.
Il 2-1 regala all'Italia un'agevole qualificazione agli ottavi dove gli azzurri
se la vedono con la Norvegia, superata con qualche patema grazie a un gol di un
Vieri veramente irresistibile. Anche in questo caso a partire nell'11-base è Ale
Del Piero, mentre Baggio passa tutti i 90' in panchina. Caldissimo il quarto di
finale tra Argentina e Inghilterra con i primi 45' indimenticabili, con un
rigore a testa nei primi dieci minuti, il gol da favola di Michael Owen che
porta gli inglesi avanti prima che Zanetti riporti l'equilibrio con una
punizione al 45' . Dopo l'intervallo, i gol vengono sostituiti dalla tensione:
Beckham viene espulso per un calcio a Simeone,a Sol Campbell viene annullato il
gol che chiuderebbe l'incontro per un presunto fallo sul portiere. Alla fine se
la giocano ai rigori con Carlos Roa che para il quinto e ultimo tiro dal
dischetto di Batty e porta i sudamericani nei quarti con Germania, Croazia,
Olanda, Brasile, Danimarca e Francia.
All'Italia capitano proprio i padroni di casa, osso durissimo in qualsiasi
competizione, figuriamoci quando la squadra di casa può schierare giocatori del
calibro di Blanc, Thuram, Desailly, Trezeguet, Henry, Vieira e, soprattutto, sua
maestà Zinedine Zidane. I 90' regolari terminano sullo 0-0 e ai supplementari
Roberto Baggio sfiora il “golden gol” che ci qualificherebbe, ma il suo pallone
termina di poco fuori. I rigori non ci sono amici e la partita con la Francia
non fa eccezione. Quattro anni dopo la sfida di Pasadena con il Brasile, ancora
una volta è dagli 11 metri che perdiamo una competizione. Questa volta il mondo
cade sulla testa di Gigi Di Biagio che sbaglia il 5 e ultimo penalty.
In semifinale i francesi si trovarono di fronte alla rivelazione del campionato,
la Croazia, alla prima presenza in un Mondiale. I ragazzi di Miroslav Blazevic
hanno battuto la Germania per 3 a 0 nei quarti di finale, e stupiscono anche il
pubblico francese quando Davor Suker porta in vantaggio la Croazia. Ma i
francesi non ci stanno e non ci sta soprattutto il terzino destro Lilian Thuram
che dopo aver perso la palla che ha regalato l'1-0 alla Croazia si riscatta
segnando due gol strepitosi e regalando una finale da sogno: la Francia, paese
ospitante, contro i campioni in carica del Brasile, che hanno battuto Cile,
Danimarca e Olanda nelle fasi a eliminazione diretta.
Il 12 luglio è il giorno di Zinedine Zidane. Con un colpo di testa al 27', e un
secondo nel recupero del primo tempo, il leader transalpino mette k.o. il
temutissimo Brasile. A nulla serve l'espulsione di Desailly al 68', la fortezza
francese non solo resiste all'attacco finale del Brasile, ma segna un altro gol
con un contropiede fulminante di Petit all'ultimo minuto. Il fischio di chiusura
dell'arbitro marocchino Belqola, il primo africano a dirigere una finale di
Coppa del Mondo, dà il via a una immensa festa sugli Champs Elisée invasi da
oltre un milione di tifosi che ballano per tutta la notte.

17°
Edizione 2002 - Paese Ospitante: COREA e GIAPPONE - Paese Vincitore: BRASILE
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ITALIA
ELIMINATA DALLA COREA DEL SUD, BRASILE CAMPIONE PER LA QUINTA VOLTA -
Se avessero chiesto a Giovanni Trapattoni di comporre un girone ideale,
probabilmente il commissario tecnico della nazionale italiana non avrebbe potuto
fare di meglio: Ecuador, Croazia e Messico sono squadre rispettabili, ma ben
lontane dalla pericolosità di altre nazionali che l'urna avrebbe potuto
regalarci per il Mondiale nippocoreano del 2002. Ma come molto spesso accade le
apparenze ingannano e gli azzurri di capitan Cannavaro si trovano rapidamente
nei guai.
L'esordio della squadra azzurra è il 3 giugno nell'avveniristico Sapporo Dome,
nel Nord del Giappone. Si tratta di un impianto al coperto, è una prima volta
per l'Italia a un Mondiale. L'atmosfera è surreale e, nonostante la temperatura
ottimale, in campo si fa fatica a respirare. Per fortuna però il primo
avversario è ampiamente alla portata della squadra di Trapattoni. L'Ecuador non
ha stelle di rilievo e una doppietta di Vieri nel primo tempo mette subito al
sicuro il risultato. In campo va in scena l'ennesima staffetta della storia
d'Italia. Questa volta i protagonisti sono Francesco Totti e Alessandro Del
Piero e la querelle è in realtà il secondo tempo di quella che si è vista al
precedente campionato Europeo del 2000. Con esito opposto: allora, con Dino Zoff
in panchina, il titolare di partenza era lo juventino. Ora l'elemento da cui non
si può prescindere è il romanista. A Sapporo Francesco parte titolare e Del
Piero gli subentra a un quarto d'ora dalla fine. In panchina un posto è occupato
da Pippo Inzaghi, giunto in Giappone con velleità da titolare, ma andato al
tappeto nell'amichevole premondiale contro il Kashima Antlers. Trapattoni ha
deciso di tenerlo, sperando in un suo recupero per la fase finale del
campionato.
La vittoria sull'Ecuador è di buon auspicio: dopo 5 giorni gli azzurri sfidano
una Croazia che ha perso nella partita d'esordio con il Messico. Una vittoria ci
consentirebbe di affrontare il Messico nella terza e ultima partita del
gironcino con grande serenità, ma le cose qui si mettono male, molto male. Vista
a posteriori si può dire che l'Italia si giocò il Mondiale proprio l'8 giugno a
Ibaraki con la squadra di Mirko Jozic. La prima cattiva, pessima, notizia è
l'infortunio di Nesta, costretto a uscire al 24' del primo tempo. Al suo posto
entra Materazzi. L'Italia si porta in vantaggio al 10' del secondo tempo con
Vieri, ma la Croazia non ci sta e in soli 3' a cavallo della mezz'ora segna due
gol (Olic e Rapaic) che mettono fuori combattimento la squadra di Trapattoni. Il
Messico invece batte 2-1 la Croazia, presentandosi con 6 punti alla sfida finale
di Oita con gli azzurri.. La situazione al 13 giugno è la seguente: il Messico
ha 6 punti, Italia e Croazia 3, Ecuador 0. Con il Messico, per stare tranquilli
serve una vittoria. Trapattoni che dopo la vittoria d'esordio con l'Ecuador
sperava di poter far riposare i suoi contro il Messico con un forte turn over, è
invece costretto a schierare i migliori e a farli giocare alla morte. Al 34' il
dramma: il Messico passa in vantaggio. Sulla squadra di Trapattoni cala una
cappa di piombo e l'avventura azzurra sembra giunta al capolinea. Invece in
questo caso il lieto fine c'è: al 33' Trapattoni toglie Totti e fa entrare Del
Piero che sette minuti più tardi, al 40' segna il gol dell'1-1. Il pareggio,
unito alla incredibile vittoria dell'Ecuador contro la Croazia, basta all'Italia
per passare il turno e accedere agli ottavi di finale, ma il prezzo pagato è
altissimo: l'Italia conta a fine partita 5 ammoniti, uno dei quali è Cannavaro,
già ammonito nella gara d'esordio con l'Ecuador. Il capitano dovrà saltare
l'ottavo di finale.
Il 18 giugno gli azzurri si presentano a Daejeon per sfidare i padroni di casa
della Corea del Sud allenati da Gus Hiddink. Trapattoni deve fare a meno della
sua straordinaria coppia di centrali: Nesta-Cannavaro. In compenso il c.t. fa
saltare la staffetta Totti Del Piero e schiera entrambi i fuoriclasse
dall'inizio. Di fronte ai nostri giocatori scende in campo una squadra che corre
alla follia e che è supportata da uno stadio compatto, coeso e ululante:
un'atmosfera da girone dantesco. Tutto però sembra mettersi al meglio quando al
18' Bobo Vieri mette in rete la palla dell'1-0. Il gol di Vieri però non basta:
i coreani sono scarsi tecnicamente, ma veloci e ben organizzati e all'88'
trovano il gol dell'1-1 con Ki Hyeon Seol. Si va ai supplementari e l'Italia
sfiora clamorosamente il golden gol con Vieri e Gattuso, ma il finale è da
incubo. L'arbitro Byron Moreno espelle Totti durante il primo tempo
supplementare e Ahn, coreano in forza al Perugina, segna il golden gol che ci
elimina. Per gli azzurri è una batosta durissima.
Ai quarti oltre alla Corea del Sud approdano anche il Senegal, la Turchia, la
Spagna, la Germania, gli Stati Uniti, l'Inghilterra e il Brasile. Clamoroso il
risultato della Corea che riesce ad arrivare a giocarsi la semifinale ai rigori
con la Spagna, passando il turno. Il match-clou dei quarti comunque è
Inghilterra-Brasile con i verdeoro a vincere in rimonta dopo lo 0-1 di Owen, con
i gol di Rivaldo e Ronaldinho. Le semifinali sono decisamente inedite: non solo
per via della presenza della Corea, ma anche della Turchia, rispettivamente
impegnate con la Germania e il Brasile. Giunte a questo punto le due outsider
sono appagate e diventano facile preda delle due superfavorite. La finale è
dunque Brasile-Germania: una straclassica, che ha un solo inaspettato
protagonista: Ronaldo. Il centravanti dell'Inter (in realtà in procinto di
passare al Real Madrid) segna i due gol che regalano al Brasile la 5 coppa del
Mondo.


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 (pagina pubblicata il
25.07.2006)
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